lunedì 21 settembre 2009

La forte influenza dell'influenza: l'interessante virus H1N1

E' notizia di questi giorni che molti stati hanno acquistato milioni di dosi di vaccino anti-influenzale per contrastare l'esplosione della nuova pandemia di H1N1. Come ormai tutti sanno l'H1N1 o influenza suina o Messicana è un virus considerato "nuovo" per il nostro sistema immunitario perché contiene due geni tipicamente presenti nell'infuenza dei suini asiatici ed europei più alcuni geni di influenza aviaria ed umana. Questo virus è descritto come particolarmente aggressivo e virulento e non passa settimana senza qualche aggiornamento su diffusione della malattia e possibili contromisure in caso di esplosione dei contagi.

Io sono un amante dei numeri non perché mi piacciano di per sè ma perché spesso nascondono significati che, una volta esposti, fanno piazza pulita di clamori mediatici, superstizioni e della più grande forma di controllo che l'uomo abbia mai creato: la trasmissione della paura. Di fronte a questa annunciata catastrofe, dunque, prima mi sono posto qualche domanda e poi ho cercato i numeri.

La prima domanda è stata: quale incidenza di mortalità presenta la nuova influenza? Dal sito dell'Organizzazione Mondiale della Sanità ho scaricato qualche dato e ho fatto un banalissimo calcolo. Qui sotto trovate la tabella con le percentuali di morte sul totale dei casi registrati fino al 6 settembre 2009 divisi per regione geografica:



La seconda domanda è stata: questa incidenza è preoccupante o no? Per rispondere ho fatto un confronto con le normali influenze stagionali. In media le influenze stagionali colpiscono dai 3 ai 5 milioni di persone con un numero di morti compreso tra le 250.000 e le 500.000 unità per anno in tutto il mondo (fonte OMS), generalmente nelle classi di età più anziane e tra persone già indebolite da altre malattie. L'influenza H1N1 è considerata più aggressiva perché la fascia d'età in cui si concentra la maggioranza dei decessi si è abbassata da <65 anni a <50, detto questo ho rappresentato qui sotto la sua incidenza in termini di morti confrontata con le influenze stagionali:



La terza domanda è stata: chi colpisce la nuova influenza? La risposta a questa domanda è davvero interessante: non si sa. Provate voi stessi a fare qualche ricerca e noterete come sia praticamente impossibile trovare la minima statistica sull'incidenza di mortalità in rapporto alle condizioni pregresse di salute dei soggetti che hanno contratto il virus. L'unica cosa che so è che in Italia, fino ad oggi, ci sono stati due casi di morte: uno era un leucemico e dell'altro si è in attesa di autopsia per stabilire l'eventuale presenza di una polmonite pregressa. Nel frattempo i titoli dei giornali già sentenziavano "Virus A. Un altro morto". Per ciò che riguarda invece l'informazione ufficiale ho trovato solo una frase nel "Pandemic (H1N1) 2009 briefing note 9" dell'OMS dello scorso 28 Agosto in cui si rileva a riguardo della mortalità riscontrata che "Although the reasons are not fully understood, possible explanations include lower standards of living and poor overall health status, including a high prevalence of conditions such as asthma, diabetes and hypertension". In sostanza si rileva che muoiono di più le persone che vivono in condizioni di povertà e già malate. Una scoperta davvero sorprendente, non c'è che dire. Tuttavia ammettono nello stesso rapporto che nel mondo "The overwhelming majority of patients continue to experience mild illness".

A questo punto vi proporrei un gioco. Una cosa semplice semplice giusto per dare una misura alle cose. Supponiamo di voler dare una dimensione al pericolo, di voler quantificare ciò che anche la nostra parte razionale definirebbe allarmante. Per esempio, se qualcuno vi dicesse che l'influenza nel tempo che impiegate a leggere questa frase ha già infettato dieci persone, vi proccupereste?
Se qualcuno vi dicesse che un terzo della popolazione mondiale ha contratto questa influenza, vi preoccupereste?
Se qualcuno vi dicesse che questa influenza in un solo anno ha fatto un milione e seicentomila morti, vi preoccupereste?
Io risponderei affermativamente a tutte le domande ma qual è il problema? Che questa malattia esiste davvero ma non si chiama "influenza". Si chiama Tubercolosi. E sapete come si trasmette la Tubercolosi? Come un'influenza. Ma dite la verità: avete mai sentito parlare qualche politico o qualche giornale di emergenza imminente, catastrofe e fine dell'umanità? Io no.

Quindi adesso abbiamo una misura di ciò che è allarmante. La Tubercolosi è allarmante e, per milioni di persone, è anche letale. Ma se adesso dicessi: immaginate una malattia che ogni anno nel mondo non uccide un milione e mezzo di persone ma ne uccide dieci volte di più, una malattia che nel 2015 ucciderà 20 milioni di persone equamente divise tra uomini e donne, una malattia che rappresenta il 30% del totale delle morti nel mondo. Può esistere un qualcosa di così catastrofico che uccide più di qualunque virus, bacillo, parassita, cancro o quello che vi pare? Bè se esistesse sarebbe qualcosa di cui non se ne conoscono le cause sennò qualcuno avrebbe già fatto qualcosa, giusto? Sbagliato. Questa mattanza che uccide ogni singolo anno tante persone quante ne ha uccise la prima guerra mondiale si conosce perfettamente e viene classificata con il termine di "Malattie cardiovascolari" e le cause sono perfettamente note: dieta, sedentarietà, tabacco. Avete mai letto sui giornali che uccide di più uno stile di vita comunemente accettato di qualunque altra malattia? Io no.

Dove voglio arrivare? Voglio arrivare al concetto di buon senso, cioè una soglia che permetta a tutti di percepire allarmante un fenomeno che lo sia davvero ed agire responsabilmente di conseguenza. Al contrario, la tendenza generale di governi ed organi d'informazione non mi pare sia questa visto che l'informazione fornita non è completa e non è chiara. Trattare un potenziale problema come fosse un reale problema è già discutibile ma arrivare ad agire in via preventiva vaccinando le persone contro quella che fino ad ora non è altro che un'eventualità mi sembra davvero eccessivo. Io voglio essere vaccinato contro una malattia non contro un'eventualità. Mettiamola così: se degli esperti di tornado venissero a casa vostra dicendovi che, nonostante NON vi sia un pericolo imminente, nonostante NON via sia certezza del rischio e, soprattutto, nonostante NON via sia alcuno strumento che stia rilevando l'arrivo di un tornado, sarebbe bene che, "in via del tutto preventiva", puntellaste casa vostra con il rischio di farla crollare all'istante, accettereste o no?

E qui arriviamo al punto: i vaccini non sono esenti da rischi e per questo dovrebbero sempre rispettare una regola aurea di rapporto costi/benefici. Se il rischio di una malattia non è elevato o, peggio, non è dimostrato, il vaccino non dovrebbe essere usato. Diversamente si rischia di cadere nella situazione in cui la cura può diventare più pericolosa della malattia. Il primo ottobre 1976 gli Stati Uniti iniziarono una vaccinazione di massa che interessò 46 milioni di persone contro una supposta letale influenza suina. Il risultato fu che la supposta letalità restò una supposizione ma circa 4000 persone contrassero, per colpa del vaccino e non dell'influenza, una sindrome neurologica - la Guillain-Barré syndrome (GBS) - che porta a paralisi progressiva parziale o totale. Sia ben chiaro, non sto escludendo la possibilità che il virus H1N1 possa mutare diventando realmente pericoloso. Così come non posso escludere che camminando su un marciapiede si possa essere colpiti in testa da un vaso di gerani. Ma una cosa è la percezione del rischio reale e ben altra cosa è la percezione del rischio ipotetico. Perché devo espormi ad un rischio reale se ho di fronte, oggi, solo un rischio ipotetico? In altre parole, chi di voi per evitare l'ipotetico vaso di gerani, si chiuderebbe preventivamente in casa per sempre? Come dice il rapporto dell'OMS "Close monitoring of viruses by a WHO network of laboratories shows that viruses from all outbreaks remain virtually identical. Studies have detected no signs that the virus has mutated to a more virulent or lethal form". E questa, nonostante i giornali, è, ad oggi, la realtà dei fatti.

La situazione cambierà? Il virus muterà diventando pericoloso? Aumenteranno i morti? Rispondiamo usando il buon senso:
1. Aumentando i casi di contagio aumenteranno presumibilmente anche i morti;
2. Abbassandosi le temperature aumenteranno i casi di contagio, le malattie da raffreddamento e probabilmente anche i morti;
3. I virus influenzali mutano non perché siano "cattivi" ma perché in milioni e milioni di anni di evoluzione sono diventati abilissimi nel farlo. E' possibile che, infettando milioni di persone nel mondo e subendo una potente pressione selettiva dovuta all'uso continuo di anti-virali, si creino delle varianti più resistenti e pericolose;
4. Sui grandi numeri, aumentando il numero degli infetti è atteso che un certo numero di morti sia attribuibile al solo virus e non a malattie pregresse complicate dalla presenza del virus.
Queste 4 risposte sono applicabili a tutti i virus influenzali di ogni anno, di ogni periodo storico e di ogni regione geografica. Solo quando i numeri - e non i giornali - mi diranno che c'è una deviazione anomala dal comune andamento inizierò a pormi il problema. Ora no.

Un'ultima cosa: sapete perché mi sono deciso solo oggi a pubblicare un post sull'influenza? Perché l'ho avuta la settimana scorsa. Dopo tre giorni con un po' di tosse, mal di testa e qualche linea di febbre sono guarito stando un po' a letto, bevendo molto e riposando. Che novità per un'influenza, vero?

martedì 8 settembre 2009

Scritto originale in due parti che risponde a modo suo alla piattezza del fenomeno mediatico. Parte 2: cioè quella del "Ciò che sarà"

Lui nemmeno lo voleva fare. Seduto alla scrivania di fronte alla grande finestra del suo ufficio, guardava la lampada con le bolle arancioni che risalivano silenziose dal basso verso l'alto e pensava che alla fine, se fosse stato zitto qualche settimana fa, se non avesse buttato lì l'idea della bara davanti al palco e del concerto d'addio, tutta questa responsabilità non l'avrebbe nemmeno sfiorato. Certo, tutti quei soldi non gli dispiacevano, però... E poi come cantante nemmeno gli piaceva. Gli sembrava matto e tutti quei passetti, gli urletti, i sospiretti... Ma così stavano le cose. Il diligente Frank Spano, dopo un'onorata carriera dietro le quinte era stato nominato responsabile della nuova campagna discografica post-mortem dell'immortale Re del Pop. Interessante no? Da vivo non era mai riuscito a sopportarlo ed ora, ora che il "mito" era passato a miglior vita doveva curarne immagine e diritti. E cosa cavolo si può inventare su un morto? La stessa domanda l'aveva rivolta ai responsabili dell'etichetta ma la risposta fu una fragorosa, grassa ed irrispettosa risata. Povero Frank. Trattandolo come un bambino che deve ancora imparare la lezione gli avevano spiegato che i morti possono essere più redditizi dei vivi. Ci si può fare un sacco di soldi e "sai perché mio caro Frank?". Pelato e grasso, quell'animale di Bob gli aveva spiegato che i morti fanno comodo perché "non rompono le palle e, soprattutto, piacciono al pubblico". In effetti, ragionava Frank, non aveva mai visto nulla di simile. Il giudizio di molti su Michael Jackson vivo si muoveva in un range che andava dall'eccentricità alla pedofilia. Ma ora, ora che nessuno poteva più sbizzarrirsi nello scrivere nuove pagine di eccessi e manie sembrava che tutto fosse cambiato. Da giorni passavano sul marciapiede lì sotto masse di adolescenti, ventenni e trentenni che indossavano un guanto bianco. Dalle finestre e dalle radio era un continuo di Beat it e Billie Jean come se non fossero mai esistite prima e i critici musicali lo coccolavano celebrando la scomparsa del più "incredibile", "indimenticabile" ed "unico genio del pop di tutti i tempi". "E adesso che ti prende Frankie? Con l'età stai diventando filosofo? Che ti frega di tutto questo? I morti fanno fare un sacco di soldi, Frankie. Guarda bene. Guarda come funziona il gioco. La gente ha bisogno di peccatori vivi e santi morti. Solo così può crocifiggere e far risorgere. Il nostro compito è solo quello di darle quello che vuole. Un modo rapido per sentirsi severa ma giusta, misericordiosa ed infinitamente buona, partecipe e coinvolta. E tutto questo senza alzarsi dal divano, senza dover poggiare la birra gelata e, soprattutto, senza smettere di guardarci mentre li prendiamo per il culo. Hai capito Frankie?"
Gli faceva proprio schifo quella lampada rigurgitante bolle arancioni piazzata sulla scrivania. Ma vicino alla lampada... Vicino a quell'orribile lampada c'era lei: la lista. Ci aveva messo un po' di giorni per stilarla ma i suoi ragazzi avevano lavorato bene. Con una perfetta scansione dei tempi, giorno dopo giorno avevano costruito il palinsesto della nuova carriera post-mortem di Michael. C'era tutto: le ultime indiscrezioni sulla sua vita privata, i figli e il giallo sulla morte, le raccolte rimasterizzate, il nuovo disco di inediti trovati a Neverland, il cofanetto in 5 dvd con tutti i video e le interviste, il film-documentario che alterna scene di vita quotidiana al commosso ricordo dei parenti ed amici, il concerto tributo dei big "per non dimenticare", i libri non autorizzati, il film biografico interpretato da una star giovane ed amata e la fondazione per l'attività di beneficienza. Si c'era tutto. Come sempre.
Gli piaceva rigirarsela tra le mani la lista, toccare la carta ruvida e immaginare quanto valesse. Non gli piaceva Michael Jackson da vivo ma da morto cominciava a stargli simpatico. "Bravo Michael. The King of Pop". Spense la lampada arancione, prese la giacca e, con il sorriso soddisfatto di chi ha fatto il proprio dovere, pensò che doveva sbrigarsi: in tv stasera c'erano i Lakers ed una bella birra ghiacciata ad attenderlo.

domenica 6 settembre 2009

Lettere

Come promesso pubblico alcune lettere arrivate dopo la mail al Corriere. Alcune erano molto lunghe e mi sono permesso di tagliarle mantenendone il più possibile il senso. Secondo me, anche se molto ridotto e distorto dal fatto stesso di far parte di una rubrica, il campionamento è abbastanza rappresentativo di vari pensieri dominanti e caratteristici. Buona lettura.


A chi fa bene la rassegnazione?
A me fa bene.
Sono stanco, mi creda
Non voglio fare la vittima ma dopo 30 anni di lotte, dopo il continuo credere alla Legge, ai diritti, mi sarò pure stancato di prendere batoste o no??!; ecco il perchè della rassegnazione.
Sono stanco di vedere l'amico dell'amico che mi passa avanti nei concorsi, sono stanco di vedere i miei diritti calpestati, sono stanco sopratutto di vedere come la legge viene applicata a chi si ribella e interpretata per gli amici.[...]
Raccomando ogni santo giorno, a mio figlio quasi 18enne di scappare via da questo paese (volutamente con la minuscola).
Adeguarsi o morire (civilmente): mi adeguo e metterò a frutto la mia intelligenza per farmi un giro di amicizie "giuste".......per truffare il mio prossimo e lo Stato a tutto spiano; sporcherò le strade e inquinerò ancora di più.
Se esistesse un indirizzo fisico della Mafia al quale poter indirizzare una domanda di assunzione lo farei senza remore.
Le persone se le ammazzi, se le freghi qui ti ammirano, nel caso contrario sei un fesso.

Mi scusi lo sfogo, Sig. Ottavio
La saluto cordialmente

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Io che protesto sovente contro i diversi puttanai pubblici e privati, vengo considerato dagli amici con benevolenza. Eppure ho moltissimi casi, tutti documentatissimi, di piccole/grtandi vittorie contro questo o quel sopruso, o contro questo o quel malfunzionamento.
Sei in fila dal tabaccaio e quello dietro di te allunga i venti euro passandoti con il braccio sopra la testa? Ma lascia perdere, sono dei maleducati.
E così via, dal caso di poco conto a quello grave. E tutti avanti con l'aria degli ebeti cui si può fare ingoiare tutto.

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Al fegato, carissimo Ottavio.

Perché hai litigato per anni con i commercianti per farti fare lo
scontrino: poi il Parlamento ha varato il "Concordato Fiscale Preventivo"
eliminando l'obbligo dello scontrino. In compenso la spesa ormai la fai
solo al supermercato, a venti minuti di auto, perché ora tutti i negozi
sotto casa se possono farti un dispetto, lo fanno.

Perché hai visto un ragazzotto rubare un portafogli davanti alla Stazione,
ti sei offerto di testimoniare e due agenti della Polfer lo hanno pure
preso. Ma ogni due anni, all'ennesima convocazione del processo, ci si
ritrova sempre te ed uno dei due agenti. L'altro nel frattempo lo hanno
arrestato per corruzione [...]

Anche se, in fondo, lo sai anche tu, Ottavio. Se ho destinato un po' di
tempo all'esigenza interiore di rispondere alla tua domanda, negherei
l'evidenza se non ammettessi che, sotto sotto, completamente rassegnato
ancora non sono. Ma è solo perché so esistere una terza via: la crisi
mondiale prima o poi si attenuerà, ed i miei amici finlandesi il mio
curriculum lo hanno già.

Con profonda ammirazione per i tuoi gesti di civiltà,

Luca

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Stiamo toccando il fondo di un pozzo osceno, se un fondo c'e'.
si raccolgono oramai da decenni I frutti velenosi di 50 anni di orrore
L'Italia torna ad essere una sola "espressione geografica" come era prima del nostro Risorgimento.
Ma, del resto, cosa ci aspettavamo....rose e fiori??

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Oila` Ottavio ! anche se la tua lettera e` rivolta a Beppe , permettimi un breve commento
in merito a quanto ti ha detto quel capotreno ;
la percentuale di chi chiede il rimborso e protesta formalmente è infinitesima.
Vero ,e il motivo e` semplice : perche` la stragrande maggioranza degli italiani ,compreso il capotreno, in situazioni identiche,
si comporterebbe esattamente come si e` comportato l'impiegato dello sportello ; quella non e` rassegnazione e` semplicemente l'accettazione tacita di una situazione di comodo; [...]
..perche` credi che 20 anni fa ho fatto la valigia ? non certo perche` anche in Inghilterra c'era il sole, il mare cristallino e la mozzarella fresca ( anche se devo dire che oggi come oggi trovi anche quella e a prezzi decisamente inferiori rispetto a quelli italiani)

cordiali saluti da una londra che oggi , dopo giorni di pioggia,
si e` decisa a regalare
un raggio di sole
mario

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caro Ottavio, il vero eroe e` colui che ha avuto il coraggio di dire basta , coi fatti, alla monnezza per qualcosa di piu` pulito ; ma dire basta e fare i fatti non e` cosa facile perche` per rinunciare alla propria terra, alle proprie abitudini, alla propria lingua, alla propria cultura , agli affetti ed ai compromessi che , se accettati, avrebbero potuto renderti la vita piu` facile ci vuole non soltanto il coraggio di un leone ma anche e soprattutto una dignita` elevata all'ultima potenza, due qualita` che purtroppo la stragrande maggioranza dei nostri connazionali non possiede.
mario

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L'Italia sta perdendo tutti I treni e soltanto delle inutilita' si parla e si discute a miliardi di parole dette e scritte
PERCHE' COSI' SI VUOLE CHE SIA.
ernesto

mercoledì 29 luglio 2009

Corriere della Sera del 29 Luglio 2009



Oggi mi hanno pubblicato la mail sul Corriere della Sera nella rubrica Italians di Beppe Severgnini:
http://www.corriere.it/solferino/severgnini/09-07-29/06.spm

A chi fa bene tutta questa rassegnazione?

Caro Beppe,
Lavoro a Singapore come bioinformatico in un istituto di ricerca biomedica. Da una settimana sono in Italia per le vacanze estive e questa è la breve cronaca di tre episodi di cui sono stato testimone:
- Milano, Lunedì 13 Luglio: io e la mia ragazza assistiamo al furto di un borsello vicino al Parco Nord. Inseguiamo l'auto in fuga per segnarci il numero di targa e andiamo a denunciare il fatto ai vigili. Torniamo sul luogo del furto per consegnare i dati anche alla vittima ma troviamo solo un altro testimone oculare che ci avverte che "nonostante il nostro sia un atto [bla, bla, bla] fare i poliziotti non è il nostro mestiere".
- Brescia, Mercoledì 15 Luglio: io e mia madre siamo in coda per acquistare due biglietti. Fa molto caldo e con una cinquantina di persone in attesa ci sono solo due sportelli aperti su sette. Dopo un'ora e mezza mia madre protesta e la risposta è una battuta volgare da parte di uno dei due allo sportello. Allora intervengo io e lo stesso personaggio perde le staffe trattandomi come se il problema fossi io e non il disservizio subito da tutti.
- Verona, Venerdì 17 Luglio: ho un biglietto di prima classe sul treno Verona-Lecce delle 13.31. Lo scompartimento è sporco e maleodorante con aloni di sudore su poggiatesta e braccioli. La giornata è torrida e l'aria condizionata non funziona. Altre persone con biglietto di prima classe non trovano nemmeno il vagone dato che sono state emesse prenotazioni per posti inesistenti.
Di questi tre episodi sai cosa mi ha dato più fastidio? La reazione delle vittime. Chi subisce un torto in Italia reagisce spesso con la frase "tanto non cambia nulla". Uno dei capitreno del Verona-Lecce mi raccontava che in queste situazioni di disagio - note a tutti i dirigenti delle Ferrovie - la percentuale di chi chiede il rimborso e protesta formalmente è infinitesima. Quindi a chi fa bene la rassegnazione? A chi subisce il danno o a chi guadagna nel poterlo fare di nuovo?
Saluti


E' più sintetica della precedente perché lo spazio disponibile è ridotto ma i concetti sono gli stessi. Dato che dopo questa pubblicazione mi sono arrivate un po' di mail interessanti da ogni dove farei due cose:
1. Aspetto qualche giorno e poi le pubblico sul blog (gli autori resteranno anonimi);
2. Dato che sono reduce da una nuova odissea con le Ferrovie ora ho materiale sufficiente per credere che le mie esperienze sui treni di questi giorni non siano un fenomeno randomico. Quindi scrivo anche alle Ferrovie dello Stato e vediamo il tenore della risposta.

sabato 18 luglio 2009

Tanto non serve a nulla, tanto non cambia nulla

Lettera spedita oggi, 18 Luglio ore 18.15, al Direttore di Repubblica Vittorio Zucconi.

Caro Direttore,
Da circa sei mesi lavoro a Singapore come bioinformatico presso un istituto di ricerca biomedica. Da una settimana sono in Italia per le vacanze estive e questo è il breve racconto di tre (sgradevoli) episodi di cui sono stato testimone:
- Milano, Lunedì 13 Luglio, mattina: siamo in auto io e la mia ragazza e ad un autolavaggio vicino al Parco Nord assistiamo al furto di un borsello ad opera di due ragazzi in macchina. La mia ragazza d'istinto preme sull'acceleratore per raggiungere l'auto in fuga e permettermi di segnare il numero di targa. Dieci minuti dopo siamo dai vigili per denunciare il fatto. Reazioni di stupore seguite da flemma estatica. Per sicurezza andiamo anche all'autolavaggio per cercare la vittima del furto e consegnargli i dati raccolti ma troviamo solo un altro testimone oculare che ci avverte che, "nonostante il vostro sia un atto di grande spessore morale [bla, bla, bla] fare i poliziotti non è il nostro mestiere".
- Brescia, Mercoledì 15 Luglio, pomeriggio: io e mia madre siamo alla stazione ferroviaria in attesa di acquistare due biglietti. Ci saranno circa cinquanta persone in coda e solo due sportelli aperti su sette. L'angolo è abbastanza angusto e fa molto caldo. Dei due addetti agli sportelli uno lavora e l'altro si assenta ogni cinque minuti per non chiari motivi. Dopo un'ora e mezza in fila, mia madre decide di andare a chiedere spiegazioni e l'uomo allo sportello la schernisce con una battuta inutile e volgare. Allora intervengo io in modo più deciso e l'uomo allo sportello perde platealmente le staffe come se il problema fossi io e non il disservizio che tutti stavamo subendo. Silenzio ed imbarazzo tra le persone in coda che preferiscono non incrociare i miei sguardi.
- Verona, Venerdì 17 Luglio, pomeriggio: ho acquistato un biglietto di prima classe sull'Intercity Verona-Lecce delle 13.31. Lo scompartimento è sporchissimo, i tavolini non si estraggono e quelli estraibili sono coperti di gomme da masticare. C'è un forte odore di sigaretta e aloni di sudore sui poggiatesta e sui braccioli. L'aria condizionata non funziona negli scompartimenti perché hanno divelto le manopole della regolazione. Le persone con prenotazione nella carrozza 1 (io per puro caso ero nella 2) hanno la sorpresa di non trovare la carrozza. Chi ha emesso i biglietti ha assegnato posti inesistenti e queste persone, con biglietto e prenotazione pagati, devono spostarsi in continuazione con tutti i bagagli lasciando il posto a chi sale. Il capotreno sostiene che lui non ci può fare nulla, che i biglietti non li emette lui e che, madido di sudore ed orgoglioso, "se tutte le lucine sono verdi vuol dire che l'aria condizionata sta andando". Peccato che nessuno la senta.

Io conosco il mio Paese e la mia attuale permanenza in uno Stato dove tutto funziona molto bene non mi ha fatto dimenticare da dove vengo. L'inefficienza, la prepotenza, il sarcasmo, tutte queste cose non mi sorprendono. L'aspetto però che mi ha fatto male e che non avevo mai considerato prima quando vivevo in Italia sa qual è? L'assenza totale di rabbia. Qui quasi nessuno si arrabbia quando viene maltrattato. Si subisce in silenzio sperando che passi velocemente. Al massimo si brontola un po' ma poi finisce in un attimo. Tutte le volte che fai qualcosa in Italia, tutte le volte che intervieni perché è giusto farlo perché è da persone civili e non da eroi, come un disco rotto ti continuano a ripetere: "tanto non serve a nulla, tanto non cambia nulla". Magari è vero ma se, per esempio mercoledì a Brescia, tutte le cinquanta persone in coda avessero protestato anziché assistere inerti allo spettacolo, forse un ventilatore qualcuno l'avrebbe acceso. Strane sensazioni in questi giorni. E' come se la gente, sommersa dal tutto e dal contrario di tutto, dall'ingiustificabile senza vergogna e dalla giustificazione dell'ingiustificabile, preferisse stordirsi di parole piuttosto che reagire. Ascolta e ripete ciò che sente ma non cerca soluzioni. Vivaci discussioni sull'utile, sul futile, sul politico e sul criminale ma parlare non è risolvere. E piano piano la sensazione che il meccanismo si stia fermando. "Tanto non serve a nulla, tanto non cambia nulla". E la rassegnazione a chi serve? Sicuramente non alle vittime. Ai carnefici, invece, è utilissima. Ma la rabbia non c'è più in questo Paese e con la rabbia temo sia svanita anche la speranza.

Un caro saluto.

sabato 4 luglio 2009

Scritto originale in due parti che risponde a modo suo alla piattezza del fenomeno mediatico. Parte 1: cioè quella del "Ciò che è stato"

Michael Jackson veniva violentato dal padre. Michael Jackson dorme in una tenda iperbarica. Michael Jackson condivide il bagno con la sua scimmia Bubbles.

Il mio primo walkman della Sony di colore bordeaux...

Michael Jackson ha comprato le ossa di Elephant Man. Michael Jackson si sbianca la pelle perché non gli piace essere nero. Michael Jackson fa gli interventi di plastica facciale per diventare Diana Ross.

...deflettore posteriore in mille pezzi. Rubato.

Michael Jackson è anoressico. Michael Jackson si è bruciato i capelli durante lo spot della Pepsi Cola. Michael Jackson è diventato strettamente vegetariano. Michael Jackson ha ricevuto il premio da Ronald Reagan. Michael Jackson è amico di Steven Spielberg.

...su una cassetta da 90'. Il sabato pomeriggio restavo attaccato alla radio...

Michael Jackson ha la vitiligine. Michael Jackson violenta i bambini. La sorella di Michael Jackson dice che Michael Jackson è un pedofilo. Michael Jackson si può staccare il naso quando vuole. Michael Jackson si è sposato con Lisa Marie Presley ed il rapporto è "sessualmente attivo". Michael Jackson è stato sottoposto ad un'ispezione genitale per venticinque minuti dal medico legale.


...vedere il pavimento che si illuminava mentre camminava sul marciapiede in Billie Jean...

Michael Jackson è stato accusato di anti-semitismo. Michael Jackson ha avuto due figli attraverso donazione di sperma. La seconda moglie di Michael Jackson ha detto che Michael Jackson non ha donato sperma. Michael Jackson ha avuto il terzo figlio per inseminazione artificiale attraverso una madre surrogata di cui non è nota l'identità.

...e aspettavo sempre l'assolo di Van Halen in Beat it.

Michael Jackson ha esposto suo figlio dal balcone di un hotel scuotendolo nel vuoto. Michael Jackson è regredito all'età di un bambino di 10 anni. Michael Jackson è dipendente da morfina.

...il moonwalker con le calze sul pavimento di casa...

Michael Jackson ha un debito di duecentosettanta milioni di dollari rifinanziato con un altro da trecentomilioni di dollari. Michael Jackson deve vendere la sua residenza Neverland. Michael Jackson si è convertito all'Islam in presenza di Steve Porcaro e Cat Stevens.

...al telegiornale delle 20.00 il video di Thriller...

Michael Jackson è morto per un attacco cardiaco. Michael Jackson non è morto per un attacco cardiaco.


...gli zombie che uscivano dalle tombe ed uno perdeva un braccio mentre camminava...

Michael Jackson aveva lo stomaco pieno di pillole. Michael Jackson voleva essere sottoposto ad un processo di plastificazione post-mortem sostituendo l'acqua del corpo con polimeri siliconici.

...e mi piaceva un sacco alla fine perché lui la svegliava piano ma quando si voltava aveva gli occhi da gatto.

Janet Jackson piange ricordando Michael Jackson. Madonna non ha ancora smesso di piangere ricordando Michael Jackson. Beyoncé canta l'Ave Maria di Schubert in ricordo di Michael Jackson...

...poi le immagini sfumavano e sopra ogni cosa restava la risata di Vincent Price.


La tv si spegne con un flash che illumina per un attimo la stanza.

Beve un bicchiere di tè, ci pensa un attimo e poi l'Autore decide di aggiungere che:
1. Prima delle vacanze natalizie del 1983 si trovò con la sua classe nella pizzeria Il Cormorano di Brescia;
2. In tale pizzeria, il compagno di banco Braghetta Sergio tirò fuori un numero di Playboy in cui appariva nuda e bellissima Ola Ray, la ragazza del video Thriller;
3. La professoressa di matematica Bignetti trovò, in circostanze del tutto accidentali, il numero della suddetta pruriginosa rivista mentre l'autore ed il Braghetta mangiavano distratti e famelici il primo una Quattro Stagioni e il secondo...l'Autore non ricorda;
4. L'Autore non è mai riuscito, nonostante innumerevoli tentativi, a riprodurre fedelmente il passo Moonwalk nemmeno con le calze sul pavimento.

Un'ultima cosa:
L'Autore cerca di distinguere tra ciò che sono i suoi ricordi ed i ricordi che non gli appartengono. Tra ciò che è prezioso (in quanto suo) e ciò che, semplicemente, fa rumore.

domenica 28 giugno 2009

La Resa

Respiro guardando il cielo
mentre il corpo non ha peso.
Il mio bisogno d'aria
ha un suono regolare.
Il cuore muove il timpano
e sott'acqua sento
il sibilo del sangue nelle vene.
Liquida fiducia.
Finalmente si abbandona.
Io vive.
Vede la luna e le palme.
L'acqua illuminata.
C'è del buio nel tramonto.
Quiete densa che respira.
Le persone tornano a casa.
Io vive.
E mi piace averne cura.
Il vento profumato.
La calma nelle cose.
Anche senza di me
Tutto continua a ringraziare.

mercoledì 10 giugno 2009

Il Bene, il Male e i Teletubbies


Warning: Il seguente post è caratterizzato da un linguaggio crudo e diretto nei confronti di innocenti pupazzi colorati. L'autore, consapevole delle critiche a cui potrà andare incontro, sta facendo merenda.


1997. Mentre Deep Blue batte agli scacchi Kasparov, mentre Steve Jobs torna alla Apple, mentre il Pathfinder atterra sul suolo marziano, la BBC non sa fare altro che partorire questo quartetto di deficienti colorati che non mangia, non si riproduce e non si cambia mai la tuta. Le ragioni dell'esistenza su questa Terra di cotanta inutilità semovente sono ignote. Ebeti nello sguardo (secondo solo a quello di grossi mammiferi produttori di latte e metano) e goffi nei movimenti (secondi solo agli stessi mammiferi) passano il tempo a fare "eeeeee", "aaaaaaa" ed ogni tanto "eeeeeeoooo". Cosa si dicono? Cosa nascondono? Sono pericolosi? E' indubbio che rotolarsi da soli o in coppia su un montarozzo verde (che poi è il loro bunker) con una tuta di pelo sotto il sole cocente sia un comportamento quantomeno sospetto. Alla loro vista ci sono bambini che piangono e cani che abbaiano (una sera ne ho visto uno da Dave Letterman che azzannava il televisore quando apparivano 'sti quattro). E poi - domanda - se non mangiano, perché sono obesi? E ancora: che lavoro fanno? Chi li finanzia? Capiscono la nostra lingua? Paciosi e morbidoni, con le loro gesta insulse (raccolta di un grosso fiore che si vede che è di plastica, analisi di gruppo della propria faccia allo specchio, scoperta del monopattino che tra l'altro ha quattro ruote) entrano in casa dal tubo catodico, da lì raggiungono la retina, il nervo ottico e, subdoli, il cervello dei più deboli. Sono una setta? Nessuno lo può dire con certezza ma si è supposta (e mai termine fu più azzeccato) una loro attività sodomitica. Ebbene si. Nel '99 il pastore evangelico Jerry Falwell dichiarò che Tinky Winky era omosessuale. I segni sono incontestabili: la tuta viola ed il triangolo in testa, tipica simbologia da Gay Pride. Ma io mi domando: perché sono così famosi questi grossi fagioloni sorridenti? Obiettivamente: sono brutti, si muovono male, non danno nessun segnale di intelligenza e cascano per terra ogni due secondi. E poi? Ridono. Ma che ti ridi se non stai in piedi? Potrebbe essere che abbiano problemi all'organo dell'equilibrio. Oppure indossino delle calzature inadeguate. O magari ci vedano poco... Insomma, qualche problema ce l'hanno di sicuro. Ma problemi più gravi li avevano quel milione e trecento mila persone che nel dicembre del '97 comprarono il singolo "Teletubbies say Eh-oh!" e che permisero a questo rimarchevole pezzo di restare primo in classifica nella Uk Singles Chart per due settimane e nella Top75 per 32. Solo le Spice Girls riuscirono a scalzarli dal loro trono con il pezzo (ironia della sorte) "Too much". Ovviamente c'è pure il video in cui questi quattro offrono il meglio di sè producendo nel loro bunker una brodaglia rossiccia (che poi si bevono), simulando un incontro di karaté con un tostapane e bruciando allegramente centinaia di frittelle. E alla fine? Ridono, ovviamente.
Io credo che i Teletubbies dimostrino essenzialmente due cose: la prima è che siamo attratti dall'orrido e vabbè, si sapeva. Ma la seconda mi piace di più: il Teletubbies è una metafora e tra l'altro - udite udite - anche molto istruttiva. Di fatto questi esseri fastidiosi non sono altro che l'ottimizzazione della positività. Sono buonissimi, sono felicissimi, sono spensieratissimi. Vivono in un mondo verde in cui c'è sempre il sole. Un mondo in cui non ci sono i cattivi ma fiori e coniglietti. Non ci sono punte o spigoli ma tutto è tondeggiante, rassicurante, dolce e silenzioso. Ed ecco l'insegnamento: quando elimini il male, il bene può diventare davvero orribile. La faccia dei Teletubbies, ferma in quell'unica espressione ghignante è volutamente inquietante. E siccome chi inventa questi prodotti è sempre più furbo di chi li compra, credo che alla Ragdoll Productions stiano ancora brindando per essere riusciti a creare una trasmissione che nasconde nel suo target "per bambini" la parodia (per adulti) del mondo perfetto. Un mondo in cui l'assenza di una metà del tutto mostra l'altra metà in tutta la sua luce: goffa, ebete e profondamente insulsa.
Detto questo, a me i Teletubbies risultano insopportabili e, per sicurezza, porto sempre con me un accendino: si vocifera che le loro tute siano in acrilico...

sabato 23 maggio 2009

Appunti psicoacustici #3

Cosa: Hoppipolla, Sigur Ròs
Dove: Singapore, Ufficio
Quando: Venerdì, 15.42, Maggio
Note: Piccoli nastri di scotch bianco sui bocchettoni dell'aria condizionata. Due file di neon parallele e il portapenne. La plastica trasparente. Per un solo attimo, ogni cosa.

venerdì 8 maggio 2009

38

Sentirsi bene
Sentire il bene
Non c'è attrito
Senza resistenza
Mi diverto quando rido
E quando piove
E poi quando il tuono ancora deve arrivare.
Quando mangio ciò che amo
Quando solo scopro l'ovvio, il semplice, l'evidente.
Amo il piccolo, il particolare, l'asimmetrico
Il tocco, il punto, il nero
L'impreciso, l'inatteso.
Una sola nota che trova la strada
L'umano a cui mi lego
Il poter fare meglio di così
Perché si può fare
meglio di così.
L'altra notte il temporale
ha fatto a pezzi il cielo.
La mattina il marciapiede
era coperto di fiori.

Sentire s'impara.

mercoledì 6 maggio 2009

domenica 29 marzo 2009

lunedì 23 marzo 2009

I nomi delle cose

La via più rapida è dargli un nome.
Ed avere d'un tratto l'illusione
che tutto sia cambiato.
Che qualcosa sia diventato tuo.

Coltelli affilati per sezionare il tutto
levigano i bordi di ciò che ancora non conosci.
Ma i nomi non sono mai stati ciò che descrivono.

Non si regalano 7 nomi di rose rosse.
Non si viaggia con il dito su una mappa.
Non si vive ripetendo che "domani, vedrai".

Qui ed ora è il dono primo ed ultimo
che il tempo concede.
Il muoversi delle foglie non è per tutti.

Chiediti come ti senti.
Cosa ricordi?
Dov'eri l'ultima volta che è accaduto?

Dall'appartamento accanto le note di un violino.
Non so chi stia suonando.
Non so che faccia abbia.

Prepotente, una molecola di vita
che danza nel mio salotto.

E' musica.
E' umano.
E' il senso delle cose
che esplode senza nome.

Non si diventa padri facendo figli.
Non si diventa amanti senza amore.
La via più rapida è dare i nomi.

Ma è nei fiori il profumo
che puoi ancora sentire.

sabato 7 marzo 2009

Asia

(by Gine)

sabato 3 gennaio 2009

Con te

Dolce è restare ad ascoltare
ora che il mio sudore è sulla tua fronte
e il tuo sguardo nei miei occhi.
Il dono veniva da lontano,
dove il silenzio è mare di notte,
suono senza nome.
Da lì la radice del respiro
si fa tratto di matita,
volo di uccello
e l'occhio che li guarda.
Tutto questo non è mai esistito prima d'ora.
Perché ogni cosa nasce nel momento in cui accade.
Tutto questo non esisterà mai più dopo di ora.
Perché ogni cosa muore per poter cambiare.
Il tempo protegge il segreto chiamandolo istante.
Ed è lì che ti ho incontrata,
mia meravigliosa gioia
e forza delicata.
D'un tratto sei ciò che guardo.
Sei proprio tu che sento
nell'istante esatto senza tempo né ricordo.
Ti sfioro con il naso
e una piccola goccia salata
mi abbandona per raggiungere te.
Dolce è restare ad ascoltare
ora che il mio sudore è sulla tua fronte
ed il tuo sguardo nei miei occhi.
Attendo ancora un po'
prima di parlare.
Attendo ancora un po'.
per restare così.
Con te.

domenica 7 dicembre 2008

Pornografia #1

In questo momento sto guardando la tv. Sono le 9.57 del 5 dicembre e Rai Uno sta trasmettendo Uno Mattina. Hanno appena mandato un servizio sulla ThyssenKrupp perché in questi giorni cade l'anniversario dell'incendio a causa del quale sono morte 7 persone. Mentre sullo sfondo scorrono immagini drammatiche, pareti carbonizzate e pompieri che cercano di spegnere un fuoco che inghiotte tutto, sul video scorrono le frasi che i parenti, le fidanzate, gli amici hanno dedicato alle vittime. Frasi semplici e mi sorprende vedere come i clamori e la retorica televisiva si sciolgano come neve al sole quando la realtà tragica piomba nel tuo mondo.
Ma passa una frazione di secondo. Un battito di ciglia. Nessun avvertimento. E d'improvviso le frasi semplici che scorrono sul video diventano una sigla colorata dove da un cappello a cilindro esce la scritta "Mazza Bubù", uno spettacolo di varietà di qualche anno fa. Resto a guardare e non capisco cosa stia succedendo. Il senso di straniamento è totale e cerco di darmi una spiegazione: un errore nel montaggio, una distrazione del regista un cavolo di qualcosa che spieghi il passagio dal ricordo di persone che sono morte bruciando alla celebrazione di un allegro varietà. Attendo il ritorno in studio - qualcuno finalmente spiegherà cosa sta succedendo, no? - ed ecco che i conduttori che avevano presentato il servizio sulla ThyessenKrupp già sono seduti accanto all'ospite di turno che, sorridente, racconta gustosi aneddoti sui protagonisti dell'avanspettacolo italiano.
Come nulla fosse.
Come nulla è.

Molto spesso si sente parlare di "volgarità televisiva", si organizzano dibattiti per stabilire quanto nudo e quante parolacce possa contenere un reality e si scrivono interpellanze parlamentari per chiedere quanto una vignetta sia blasfema. Ma il passare in un istante da immagini drammatiche di persone che sono morte davvero alla sigla di un varietà, il passare da un servizio che documenta una tragedia avvenuta nel nostro mondo reale alla celebrazione di un nulla colorato senza nemmeno l'eleganza di uno stacco, un buio, un annuncio. Tutto questo cos'è? E' sufficientemente "volgare"? E' sufficientemente "blasfemo"?
Il fatto che quotidianamente in televisione si passi dalle immagini di corpi straziati da una bomba all'ultima collezione autunno-inverno, da uno stupro di gruppo al calciomercato, da un agguato di camorra ai regali di Natale non offende nessuno? Questa è "l'informazione completa e puntuale". Con l'illusione di sapere tutto ci si abitua a non sentire più nulla. Onnivori voraci di cibo e stati d'animo. Più si passa dall'orrore al comico e più sembra che qualcosa nella giornata sia accaduto.

Finché non accade a te.

E per un attimo, un solo attimo, senti che c'è qualcosa di profondamente sporco e sbagliato.

Quello che sta parlando di te non sa niente di te.
Quello che sta parlando di te non sente niente per te.



...ma non vi danno un po' di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?

(Franco Battiato, Povera patria)

giovedì 20 novembre 2008

Game Over

L'altro giorno sono stato in un negozio di giocattoli e, mentre camminavo tra gli scaffali, ho preso nota di alcune cose:
1. Nei negozi di giocattoli ora si vende anche cibo: ho trovato all'ingresso e all'uscita le patatine dei Gormiti.
2. Prendono sempre più piede i giochi "schifezza": c'era la grande tarantola con le zampe che si muovono e gli occhi rossi che si accendono sulla schiena, c'erano i topi di fogna, gli scarafaggi, i ragni pelosi e gli scorpioni.
3. Vanno di moda i peluche obesi: rane, pecore, cani e scoiattoli. Uno scoiattolo aveva un dente più lungo dell'altro.
4. Tra i Lego sono spariti i vettori spaziali: ci sono adesso dei camion tamarri che trasportano le attrezzature di agenti segreti bassi.
Mi fermo qui con l'elenco perché vorrei puntualizzare qualche aspetto. Allora: mentre posso capire le patatine dei Gormiti (per i quali non nutro alcuna simpatia) e i giochi "schifezza", faccio più fatica a capire l'opportunità dei peluche obesi (perché è meglio una pecora grassa di una pecora grande?). Ma il forte rammarico è notare la scomparsa dei vettori spaziali della Lego. Sostituirli con camion tamarri mi sembra una caduta di stile e, cosa non irrilevante, mentre un omino-Lego-astronauta può ancora passare, l'omino-Lego-agente segreto - che fa pure lo sguardo da piacione - no, non è credibile.
Oh, ed ora arriviamo al pezzo forte: i giochi per le femmine. Fino a qualche anno fa era un settore con scaffali pieni di bambole e bambolotti, cucine, forni, lavatrici, passeggini e vettovaglie colorate. Oggi no. Di bambole e bambolotti ne sono rimasti pochi ma cosa ha preso il loro posto? Fondamentalmente tre cose. La bambola anoressica, la cassa del supermercato, il set per fare le pulizie. La bambola anoressica fa impressione perché ha la faccia di una che ce l'ha di traverso con l'aggravante di avere arti lunghissimi e spaventosamente magri. Non voglio fare le solite riflessioni sullo scarso contenuto educativo di alcuni giocattoli, anche perché io sono cresciuto a videogiochi e cartoni giapponesi e sono venuto su benissimo. L'unica cosa è che non mi sembra molto intelligente regalare ad una bambina una fashion-bambola che fa passare il messaggio: sei alla moda solo se entri nel magico mondo dei disturbi alimentari. E' strano che con tutte le associazioni di genitori che ci sono in Italia, questa roba sia ancora in vendita. Ma si sa, tutto quello che viene censurato riguarda storicamente il sesso e la religione, non il fatto che per essere davvero pericolosi basta essere semplicemente stupidi rendendo "moda" un problema che richiederebbe informazione e cliniche e non modelli da emulare fin da bambini. Ma cos'altro c'è sugli scaffali? C'è il Folletto della Vorwerk! E Poi? Il Mocio Vileda! E per concludere? La cassa del supermercato con tanto di microfono e bancomat!
Dopo tutto questo che dire? Alla fine di questo viaggio nel mondo del giocattolo ho capito una cosa: dato che i regali li comprano i genitori, bisogna prima di tutto convincere loro. E cosa convince di più se non la riproposizione della "loro" realtà? E' accettata da tutti, politicamente corretta e senza rischi. Non si punta agli spazi interstellari, Lego Technics, Meccano e Piccolo Chimico. Qui si punta alla sostanza virando verso un più onesto e familiare rappresentante di aspirapolvere oppure una cassiera che, magari, diventa pure cantante di brani da frullato di maroni. Ma allora mi domando, non è che il bel periodo che viviamo è proprio legato alla carenza di Gioco? E per Gioco intendo quello strano stato di straniamento che si vede nei bambini quando si inventano storie incredibili di alieni volanti attaccati da truppe di orsacchiotti. Quello stato di sacra follia che li avvicina a meravigliosi pazzi felici più che a equilibrati e misurati infanti. Ma allora, se il gioco deve diventare uno spaccato di realtà piuttosto che un buco nero di fantasia, voglio proporre alle aziende qualche idea per giocattoli di sicuro successo:
- Il Piccolo Cocainomane: nella scatola sacchetti con polveri di vario colore (atossiche), bilancino di precisione, pipette, soldi (fac-simile) e istruzioni per il taglio;
- Il Piccolo Agente Immobiliare: nella scatola espositori di schede con piantine colorate di appartamenti, una vetrina in plexiglass, una scrivania con sedia girevole e una cravatta che genera un nodo di dimensioni imbarazzanti;
- Il Piccolo Parlamentare: nella scatola il kit in legno di balsa per costruirsi il banchetto, la borsa in similpelle da far portare ad un amico (il "portaborse"), il libretto con tutte le frasi per parlare senza dire nulla risultando incomprensibili e, per questo, dotti;
- Il Piccolo Pirata della Strada: nella scatola la doppia riga continua bianca per allenarsi in salotto al sorpasso illegale e una coppia di fanali allo xenon per far capire a chi ti sta davanti che se rispetta i limiti di velocità sarà speronato;
- Il Piccolo Guardatore di TV: questo è il regalo più delicato che potrebbe sollevare le critiche più accese ed il ritiro immediato da parte dell'autorità garante. Nella scatola solo...uno specchio.

lunedì 3 novembre 2008

Appunti di un gatto

Luce grigia che entra dalle finestre
in cortile la ghiaia è bagnata
e cose lucide ospitano cose.
A volte torno con l'orgoglio del vincitore,
a volte con i graffi sotto il pelo appiccicoso.
Ma tu ci sei
e mi lecchi il muso,
senza chiedere com'è andata.
E d'un tratto sento la pioggia
che cade sulle cose.
Che l'erba profuma
a volte più dei fiori.
E che il calore può arrivare
anche dal petto
e non solo dal sole.
E qualcosa mi blocca qui
a guardare i tuoi baffi
ed il tuo naso.
Nasconderò cibo questo inverno
per farti dei regali.
E la sera,
quando l'aria s'illuminerà
di luci che usciranno da scatole nere,
noi resteremo così,
vicini ad ascoltare
la voce di una stagione
in una grondaia
passare.

mercoledì 15 ottobre 2008

Ragazze vincenti


Nel 1992 esce il film Ragazze vincenti. Con un cast niente male (Tom Hanks, Geena Davis e Madonna) si narra la storia di un gruppo di ragazze selezionate appositamente per dar vita al primo campionato di baseball femminile della storia americana. Le ragioni però che muovono gli investitori non sono particolarmente virtuose o progressiste. Più che la voglia di creare un campionato femminile c'era la necessità di riempire di nuovo gli stadi di baseball visto che, nel 1943, la maggior parte dei maschi finiva al fronte...but the show must go on. E dato che il baseball è sport di mazza e palle - virile, eh? - pensarono bene di far rizzare l'interesse del maschio tifoso accorciando le gonne e strizzando le giocatrici in mini abiti da pin-up.
Qualche giorno fa sul Corriere della Sera è apparso un articolo a firma Elisabetta Corsini che racconta di questa ideona statunitense di organizzare un campionato di football americano dove i giocatori sono tutte donne che hanno corpi "mozzafiato". Ma perché far giocare donne con corpi "mozzafiato" se di questi corpi non si può vedere nulla? Ed allora le faranno giocare in slip e reggiseno (!). Come a dire: dal 1943 nulla è cambiato. Le donne sono, prima che giocatrici, corpi da far vedere. Intendiamoci, non sto facendo un discorso generalista su come l'uomo vede la donna o su come tenda a gradirla più nuda che vestita. Semplicemente, mi dà un po' fastidio il fatto che la si debba spogliare anche fuori contesto. Che c'entra il football americano con la lingerie? E perché dovrei vedere i corpi "mozzafiato" di donne volutamente provocanti che si riempiono progressivamente di lividi e ferite mentre giocano? Perché allora nessuno si sogna di investire dei soldi per organizzare un torneo di tennis maschile in perizoma? Che ne so: i "Tanga Open d'Australia". Suona benissimo! Ma non lo faranno mai. Alla fine noi maschi siamo cresciuti con due idee fondamentali in testa:
Idea numero 1: Mamma dice che sono il più bello sulla Terra quindi per la mia fidanzata/compagna/moglie deve valere la stessa regola.
Idea numero 2: Se sbavo platealmente dietro (o davanti) donne formose/discinte/maliziose è solo perché sono normale. Perché i maschi fanno così no? Si appendono calendari in casa, dicutono amabilmente di glutei e seni con tono vissuto da chi ci capisce e va tutto bene. E se vicino c'è una donna - se non addirittura la loro - proseguono perché lei deve capire che questa è la natura del maschio. Mica le può dispiacere.
Chissà cosa succederebbe se tornando a casa Lui trovasse Lei euforica perché ha comprato i biglietti dei Tanga Open d'Australia e si stesse lumando con attenzione famelica i glutei possenti di Federer o Nadal perizomati su una rivista? Guai! Tragedia! Dramma! Solo noi possiamo esprimere giudizi espliciti sull'altro sesso e addirittura acquistare biglietti per andare a vedere donne che giocano in slip e reggiseno. Perché è quello che ci interessa. Tanto si sa, oltre a non saper guidare, le donne non sanno nemmeno giocare, no? A proposito, già che ci siamo, potremmo anche fargli prendere la patente nude oppure parcheggiare in topless...

PS: magari sono un po' troppo critico ma come si sarà sentita Elisabetta Corsini - donna - mentre scriveva un articolo così?

martedì 9 settembre 2008

The Gipfel - Prima Puntata



Indimenticabile, unica, irripetibile. Una serie intensa e magistralmente prodotta. Due giovani rivelazioni che dirigono e recitano con tocco da consumati professionisti. Indiscutibilmente la sitcom dell'anno!

The Gipfel - La Sigla



Già un cult...

lunedì 8 settembre 2008

Guardare fuori

D'improvviso gli archi
e il giallo sul fogliame.
Tra montagne di orizzonte in diagonale
il lago che riflette nubi d'ombre nere.
Quanto suono nel rumore.
Linee di vetro e acqua correre verso l'alto
sull'immagine di me che guarda fuori.
E non c'è niente che vorrei fare,
non c'è niente che vorrei avere.
Ieri sera dalla finestra ho visto nuvole
come lanterne di carta
dai lampi accese.
E questa mattina il sole
mi scaldava le ginocchia.
Comprendere non è saper spiegare.

mercoledì 3 settembre 2008

No comment


Ma quale animale, mi domando io, quale animale trova in un prato una lavatrice e decide che può essere interessante infilarci la testa?! Se ancora ce ne fosse bisogno, questa immagine documenta chiaramente quanto la selezione naturale funzioni male sui mammiferi appartenenti alla classe degli "scimuniti". Per evitare una sacrosanta estinzione, le regole per la conservazione della specie sono essenzialmente due: o ti riproduci tanto o sei un raccomandato. Le mucche, solo grazie al latte che incidentalmente producono, appartengono alla seconda categoria. Ma cosa ce la metti a fare quella testa che ti ritrovi in una lavatrice? Con tutto il prato che hai intorno..."No! Voglio infilarla nella lavatrice!". E infilacela allora! Altra dimostrazione, sempre ce ne fosse bisogno, che il volume della testa non è linearmente relato con lo sviluppo cognitivo. Se hai la testa grossa non necessariamente sei intelligente e le mucche ne sono la dimostrazione più convincente. Guardo la foto sconcertato ma non sorpreso...

venerdì 29 agosto 2008

I tramezzini

Ricordo con una punta di malinconia quando, alle scuole medie, durante la ricreazione spuntava da chissà dove Cestone. Cestone era un ragazzone alto, con i capelli lisci e neri, la pelle chiara e le lentiggini. Emanava un marcato odore di mucca ed aveva un piccolo difetto di pronuncia che lo portava a proferir le parole - urlando - dimenticandosi la lingua tra i denti. La conseguenza era che un suo "Ciao" diventava un "Tao" e già uno sputazzo sostava sulla tua camicia. Per questo Cestone non aveva un grande entourage di amicizie ed io che non amo né le mucche, né l'odore delle mucche, né la saliva degli sconosciuti sulla mia camicia non lo frequentavo con assiduità. Ma perché parlo di Cestone? Perché Cestone, al suono della campanella, veniva in classe con una cassetta di plastica rossa e si posizionava in fondo all'aula. Nella cassetta c'erano, avvolti in candidi fazzoletti di carta morbida e stagnola, pile ben ordinate di tramezzini fatti dalla mamma. Io la mia merenda ce l'avevo sempre però qualche volta ho comprato i tramezzini della mamma di Cestone ed erano...fantastici. Mentre li divoravo con foga lasciando che la maionese prendesse vie inattese e pensando, mostruosamente avido, "mio mio mio, tutto mio!", ero già convinto che un sapore così non l'avrei mai più gustato. Era vero. Oggi i tramezzini confezionati non hanno più quel sapore e dopo un'attenta analisi posso concludere che la ragione è una. Ma arriviamoci per gradi. Prima di tutto sfaterei il mito della genuinità degli ingredienti base dell'imbottitura. Non raccontiamoci bugie: il prosciutto cotto, il formaggio, il salmone, ecc. non erano prodotti di Casa Cestone e questi non credo che pesassero fortemente sul sapore finale del triangolo libidinoso (...il tramezzino intendo). Il pane nemmeno perché si tratta pur sempre di pan carré industriale privato della parte scura più esterna. E allora cos'era? Si, manca una sola cosa. Lei, signori, la maionese. Io sono sicuro che la mamma di Cestone la facesse in casa. Sapeva di uova fresche, restava compatta ed era così buona che tendevo a leccarla anche quando imbrattava guance non mie. Oggi i tramezzini sono altro. Il nome e la forma non sono cambiati ma sono diventati...volgari. Aggressivi nei colori, rigonfi nelle dimensioni e confusi nel contenuto. Per capire cosa c'è dentro devi leggere l'etichetta e lei, la maionese, da comprimaria di classe che era è salita al ruolo di ingrediente principale che tutto avvolge e stravolge. Ma quella roba non è maionese. Finge subdola di esserlo ma non lo è. Prima di tutto è bianca. Perché, falsa salsetta, sei bianca se i tuorli d'uovo sono arancioni? Eh?! E poi perché impasti tutto in quel modo osceno rendendo l'elegante trilatero una molle ed informe orgia alimentare? Ecco, se prima la maionese era quell'ingrediente viziosetto nel panino morigerato, quel diavoletto malizioso nel casto mangiare che in dosi limitate dava il gusto del proibito, oggi è diventata una meretrice da sbarco che più ti fa vedere e meno ti attira. L'altro giorno, in un supermercato, ho coinvolto Moreno in un'accurata analisi: cercare tramezzini senza questa ignobile menzogna, socialmente inutile, sedicente 'maionese'. Chiamatela 'Salsa dipiùnonsofare', 'Spumetta venutamicatantobene', 'Mousse chenonnaèmegliosenonlamangia'. Niente. Tutti i tramezzini sono impestati dall'infida mollezza che tanto promette e nulla mantiene. Ti disprezzo finta maionese da tramezzino e non ti compro nemmeno se fossi l'ultima cosa da mangiare sulla Terra. Altezzoso ti snobbo, guardo e passo, resisto stoico alla fame e alla tua voce, anche quando il tramezzino fetente cerca di irretirmi con le bandierine (tra l'altro: perché trovo sempre le stesse? Bah). Io ho il ricordo dei fanta-tramezzini della mamma di Cestone. Quella sì che era roba professionale e non tu che volgare impasti mollosa il misterioso contenuto del triangolo del piacere (...ed intendo sempre il tramezzino, perbacco!).

venerdì 22 agosto 2008

Dedicato ad Alexander Supertramp


"La felicità è reale solo se condivisa"





mercoledì 13 agosto 2008

Io e te

Quanti tramonti abbiam perduto
E quante albe abbandonato?
Quanti temporali neri sono esplosi
E quanta lucida rugiada è evaporata?
Ma noi dov'eravamo?
Io e te eravamo lì.
Non per sentir ciò che tutti han già sentito.
Io e te eravamo lì come meravigliosi amanti.
Gli amanti che non sentono più lo stesso temporale
da quando il suono del tuono
ha colto il loro viso affondato in un abbraccio.
Gli amanti che non vedono più lo stesso tramonto
da quando il rosso di un raggio la sera
ha sfiorato la pelle dei loro corpi abbandonati.
Gli amanti che non toccano più la stessa rugiada
da quando l'aria umida del mattino
li ha sorpresi ad intrecciare dita come rami.
Ecco dov'ero io. Ecco dov'eri tu.
Brucino le poesie e brucino i poeti.
Bruci l'aria e in aria brucino i tramonti.
Bruci pure tutto ciò che è raccontato,
che non è vissuto,
tutto ciò che non è mai esistito.
Io tocco la preziosa trama delicata
delle vene che il tuo corpo ha costruito.
E sento il tuo respiro farsi lento
nella notte che porta i sogni al sonno
ed al mio orecchio il suono del tuo cuore.
Posso desiderare di più?
Resto qui a guardarti
e ti vedo dormire come dormivi da bambina.
E forse il sole è già sorto.
E forse la rugiada è già svanita.
Che differenza fa?
Il mio mondo è tutto in ciò che amo
e tra un attimo,
un solo attimo,
vedrò il mio mondo che nasce
nel tuo più bel sorriso.

mercoledì 23 luglio 2008

Liquame


Qui tetigerit picem inquinabitur ab ea
Chi toccherà la pece ne rimarrà imbrattato


Guardare e non toccare.
Liquame che sporca le mani e le pareti.
Non sentite l'odore?
Vestiti senza gusto,
sorrisi senza luce,
invecchiare è un dramma
per chi sa di essere già morto.
L'età sui vostri volti
è a ricordar che il tempo
non è per chi ha sprecato il tempo.
Cosa raccontate allo specchio?
Del mediocre e del timoroso?
Dell'ansia di assomigliare?
Di ciò che non avete perché non lo meritate?
La grazia sfugge alla miseria umana
perché ciò che è leggero
altro non chiede alla vita.
A voi restano i sorrisi dei falsi e degli stolti,
l'amicizia del vostro assassino,
l'amore del vostro carnefice
e la tristezza che ogni giorno soffia
più forte sulle spalle.
Io vi guardo e non vi tocco
tristi ippopotami d'etoile,
piccole iene e cerimoniose ballerine.
Ritti su due zampe gioite
alla carezza del padrone
ed io vi guardo e non vi tocco
perché mi servite così,
miserabili,
perenne monito
per tutto ciò che non sarò mai.

mercoledì 9 luglio 2008

Spett.le Presidente Napolitano... (tentativo n.2)

Spett.le Presidente Napolitano,
In data 22/03/08 Le scrissi una mail a cui Lei non ha mai risposto. I casi sono due: o ha letto la mia mail e non l'ha ritenuta degna di risposta o non ha mai letto la mia mail e quindi non ha potuto rispondere. Nel primo caso il comportamento non è molto cortese dato che io ho ritenuto rilevante dedicare parte del mio tempo a Lei ma Lei non ha ritenuto necessario dedicare parte del Suo tempo a me. Nel secondo caso, se a Lei le lettere non arrivano, non si capisce la ragione per cui la Presidenza della Repubblica metta a disposizione dei cittadini un indirizzo e-mail. Io, nel dubbio, Le scrivo di nuovo. Immagino che, in questi giorni, di mail ne stia ricevendo molte ed una ragione ci sarà. Io non entro nel merito del suo comportamento "formale" anche perché ho letto diversi articoli sull'argomento e devo dire che il livello di tecnicismo giuridico potrebbe scoraggiare chiunque e, contemporaneamente, dimostrare tutto ed il contrario di tutto. Quindi passo subito alla parte logica del problema.
Prima domanda: Il cosiddetto lodo Alfano propone la non punibilità per le quattro cariche più importanti dello Stato. Tra queste quattro cariche c'è anche Lei. Ma Lei questa impunità l'ha mai chiesta? L'ha mai desiderata? Sognata? Sperata? E, soprattutto, Le serve? Mi spiego meglio. Se domani qualcuno proponesse una legge per la quale tutti quelli che si chiamano Ottavio possono godere della sospensione della legge anti-fumo io, che mi chiamo Ottavio e che non fumo, penserei che sarebbe una stupidaggine e mi darebbe alquanto fastidio essere inserito a forza in un gruppo di cui non faccio parte e senza che io ne abbia mai fatta richiesta. Lei, come Presidente della Repubblica - ma soprattutto da persona onesta e rispettabile - come si sente nel vedersi, dall'oggi al domani, inserito nella classe degli esenti da giudizio o, se preferisce, dei liberi di delinquere?
Seconda domanda: Dato che questo provvedimento prevederebbe l'impunità per le quattro più alte cariche dello Stato, dovremmo dedurre che siamo governati da quattro persone che non vogliono farsi giudicare come tutti i normali cittadini? Oppure che viviamo in un Paese dove il pericolo da scongiurare è la magistratura? E se fossimo in questa seconda condizione, come si sente Lei che si trova contemporaneamente ad essere il firmatario di un provvedimento che colpisce la stessa categoria di cui Lei è il massimo esponente in qualità di presidente del Consiglio Superiore della Magistratura?
Terza domanda: Supponiamo che Lei non possa fare altro che firmare il suddetto provvedimento. Ma, allora, vista la rilevanza di una cosa che La coinvolge così direttamente, perché non organizza un bel messaggio a reti unificate e spiega alla nazione la bontà di tale provvedimento - se pensa che lo sia - oppure le ragioni della sua firma a naso turato?
La vuole un'idea? Ok, senta qua. Se la mettesse a disagio andare in televisione, lasci perdere ed utilizzi uno strumento molto più moderno. A me piacerebbe usare il Suo sito web per informarmi e per capire quello che sta succedendo nel mio Paese. Sarebbe uno strumento formidabile, pubblico ed obiettivo che nessuno potrebbe limitare o zittire. E sarebbe molto interessante se Lei spiegasse, con parole comprensibili, le ragioni di un provvedimento su cui Lei sta apponendo la Sua firma. Una firma che dice "Io, Giorgio Napolitano, ho letto e garantisco che questa legge tutela tutti i cittadini di questo Paese che, in ogni istante del mio mandato, rappresento". E invece no. In un sito che ha uno stile molto simile ai mobili della sala da pranzo di mia nonna leggo che Lei il 10 di Luglio ha incontrato la Federazione degli "Amici dei Musei". E' normale tutto questo? Secondo me no e dal mio punto di vista sarebbe molto più utile conoscere il Suo parere piuttosto che leggere ipotesi dai giornali e vederla disegnato come un passivo generatore di firme. Francamente, proprio una brutta immagine.

venerdì 20 giugno 2008

Le due donne

C'erano molti rumori. Le voci, il vetro dei bicchieri, il suono delle posate. Le due donne si sedevano sempre vicino alla vetrata e da lì potevano vedere la strada principale con gli alberi e le macchine lontane che correvano sulle pozzanghere. Ogni tanto fuori passava qualcuno e da sotto l'ombrello guardava dentro con gli occhi sgranati oppure facendo smorfie. Una ordinò un risotto allo zafferano e un'acqua naturale mentre l'altra penne con gamberi e zucchine ed un bicchiere di vino bianco.
- "E come state?"
- "...bene. Certo devi fare un po' la mamma e un po' la moglie però...insomma, è un po' diverso"
- "Già...ma è così che va. Tocca a tutte. Prima o poi tocca a tutte"
- "...cioè...nel senso...non è più un gioco. Quando sei fidanzata...non sto dicendo che adesso sia brutto però è diverso. Si cambia"
- "Ma si infatti"
- "E poi devo stirare. Non mi piace proprio avere la sera le montagne di panni da stirare però se non lo faccio io..."
- "Ma vorresti che lo facesse lui? Sei tu adesso la donna di casa"
- "Sai che tra una settimana è il suo compleanno?"
- "...già risolto?"
- "Ma si, alla fine gli ho comprato un maglione. Oh senti... lui non se li compra. Prima ci pensava sua mamma"
- "...ma com'è tua suocera?"
- "No, simpatica, davvero! Mi dice che per lei sono come una figlia. Che non vede l'ora di diventare nonna"
- "Quando nuora e suocera vanno d'accordo è la cosa migliore. Bene"
. "Mi ha anche detto che non mi devo offendere se ogni tanto mi dice come fare certi piatti perché a lui piacciono come li fa lei, che si sa che i figli sono così"
- "Ma certo. I figli maschi sono tutti così. Ma...bambini?"
- "Sua sorella l'ha già fatto. Anzi, fatta. E adesso tocca a noi"
- "Così fate giocare i nipotini insieme! Ma per il regalo...è il primo che gli fai da sposati?"
- "No è il secondo. Qualche mese fa gli ho regalato un cellulare. Però non era quello che voleva lui"
- "E che ti ha detto?"
- "...che lo voleva di quelli che si aprono così. Che io non me ne intendo e dovevo chiederglielo prima"
- "...si la prossima volta chiediglielo. Che quando non sei sicura... sennò butti via un sacco di soldi. Io infatti prima gli chiedo quello che gli serve e quando dice che non gli viene in mente niente gli regalo un pigiama che almeno è una cosa utile. Poi figurati se adesso ho tempo di farmi venire le idee. Una volta ci pensavo ma adesso... Ordiniamo il caffè?"
- "No mi sa che... oh, guarda sta arrivando"
Si avvicinò al tavolo una donna alta in un completo scuro con la targhetta dorata sul bavero della giacca ed usò un tono cortese.
"Signore, l'ora a vostra disposizione è finita. Dovete tornare in camera per le medicine e poi il dottore vuole vedere i vostri disegni"

venerdì 13 giugno 2008

Solo un insetto

La trappola della fretta è nascosta in ciò che fai.
Momenti in cui le cose diventano solo cose.
E passi in mezzo senza sentire.
Passi in mezzo senza guardare.
Fai un elenco dopo l'altro
di ciò che non puoi fare.
E nutri fieramente il tuo diritto di star male.
L'animale ti fa credere che non stai facendo nulla.
Che la giornata è stata solo perder la giornata.
Ora ho sonno e ciò che scrivo non mi piace.
Ma lo scrivo.
Perché è da ricordare ogni giorno
che sento con il mio sentire.
E non uccido un brutto insetto solo perché è brutto.
Lo lascio camminare sul mio dito per un po'
e lui mi abbandona delicato.
Visto che ne valeva la pena?

sabato 7 giugno 2008

Gentile Ministro dell'Ambiente...

Lettera appena spedita al Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo ed ispirata dalle dichiarazioni del Governo sulle nuove linee guida in tema di energia nucleare.

Gentile Ministro dell'Ambiente,
In questi giorni in Italia il tema dell'ambiente è tornato all'onore delle cronache non solo per il problema dell'immondizia a Napoli ma anche per la proposta del Governo di aprire nuove centrali nucleari. Io non sono un esperto di energia nucleare e ciò che noto con disappunto è che, nonostante la maggior parte delle persone ne sappia quanto me, spesso assisto a discussioni infinite sul nulla dove le due fazioni - pro e contro il nucleare - si affrontano con astio. Sembra che l'interesse cada non tanto sull'oggetto della discussione quanto sul piacere nell'apparire più o meno aggressivi. E alla fine il più forte decide. Anche se posso capire che in televisione attiri molto di più la discussione accesa, meglio ancora l'insulto, io trovo che passare una serata a guardare due persone che alzano la voce mentre parlano di cose alquanto delicate e concludere alla fine che ne si sa quanto prima sia solo un modo poco divertente di perdere tempo. Ciò che mi interessa è, indipendentemente dalla coalizione che ha vinto le elezioni, cosa ne sarà della qualità della mia vita e di quella delle persone a cui tengo. E Lei, in questo momento, è il custode istituzionale di tale qualità. Quindi Le scrivo. Ora, io non ho mai capito una cosa: noi viviamo in un continente che oltre ad essere ricco di cultura è anche ricco di esperienza in campo energetico. Molti Paesi da decenni testano tutte le possibili fonti energetiche alternative ed alcune funzionano talmente bene da fornire oggi quantitativi non irrilevanti di energia. Nonostante ciò, tutte le volte che viene eletto un nuovo Ministro dell'Ambiente in Italia si ricomincia a parlare di "esperimenti", "impianti pilota", "studi di fattibilità" e via dicendo. Ragioniamo un attimo in termini pratici: dato che, come detto sopra, l'esperienza in Europa non manca, per quale ragione non la si misura? Voglio dire, ci vuole tanto a costruire una serie di indicatori quantitativi che misurino i rapporti quantità/efficienza, costi/ricavi, livelli di rischio ambientale e fattibilità sul territorio di tutte le fonti energetiche e le tecnologie oggi disponibili? Io in televisione o sui giornali non ne ho mai sentito parlare. E non è una cosa di difficile realizzazione visto che ogni anno varie riviste economiche compilano tabelle analoghe - ma molto più complesse - per misurare, ad esempio, la qualità della vita nei vari Paesi del mondo. E non sarebbe nemmeno una cosa costosa visto che tutti i dati sono già disponibili. Si tratta solo di costituire una commissione di personalità unanimemente riconosciute - possibilmente all'estero - di statistici, medici, chimici, fisici e geologi che raccolgano i dati disponibili in materia di energia e relativi effetti ambientali e lasciare loro il compito di definire indici quantitativi e punteggi. Basterebbero pochi mesi di lavoro per arrivare ad un risultato attendibile ed esaustivo. Disponendo di queste tabelle sintetiche sarebbe molto più semplice non solo scegliere quanto, come e dove investire in termini energetici ma anche comunicare con le persone perché tutti siamo in grado di capire il significato di una valutazione numerica, pochi invece un linguaggio farcito di tecnicismi di settore o slogan da pubblicità. Non solo. Il disporre di misure quantitative permetterebbe anche di considerare delle scelte di tipo integrato che consentirebbero, a parità di efficienza, di ottimizzare uno dei parametri fondamentali: la sicurezza ambientale. Indipendentemente da chi lo ha eletto, penso che, da parte di un governante, basare le proprie scelte su dati di fatto misurabili e per questo dimostrabili sia molto serio e più accettabile. E' solo questione di civiltà e rispetto perché l'aria che respiro io è la stessa che respira Lei e tutte le scelte che si fanno in campo ambientale dovrebbero tenere ben presente il fatto che siamo tutti coinvolti. In mancanza di un'informazione cristallina sulle fonti che determinano le ragioni di una scelta, in mancanza di una discussione reale tra chi governa e chi è governato, l'unica cosa che si può pensare è che le variabili da cui dipendono le scelte in campo energetico siano legate ad interessi di parte e questa è proprio la strada che porterebbe al classico disastro annunciato ed irreversibile. Ma questo non è il nostro caso, vero Ministro?

lunedì 26 maggio 2008

Piccole esplosioni #1: Oggi proprio no, dai

Lui aveva già gli occhi aperti quando la luce entrò dalle persiane. Quattro linee luminose e perfettamente parallele sulla parete a sinistra del letto. L'anno prima lei aveva voluto dare un tocco di novità alla casa dipingendo le pareti di giallo e comprando anche lampade a stelo. In camera si sentivano le voci ovattate dei vicini al piano di sopra che si preparavano. Lui, disteso sul fianco, notò un puntino scuro sulla parete. Non riusciva a capire se fosse un piccolo ragno o una macchia. Pensò che aveva un po' di cose da fare. Doveva lavare l'auto e avrebbe potuto farlo sabato pomeriggio. Oggi però doveva passare dalla posta per pagare una bolletta e, se fosse avanzato tempo prima di andare in ufficio, fare il pieno da un benzinaio lungo la strada. Ieri sera, mentre parcheggiava, la spia arancione della riserva si era accesa. Fin da subito aveva trovato il disegno delle lampade a stelo troppo liberty. A suo tempo pensò che non fosse così importante. A suo tempo pensava che i particolari non fossero importanti. Forse il puntino scuro sulla parete si era mosso. Dalla radiosveglia uscì d'improvviso un suono elettronico e continuo. Lui restò fermo. Lei mosse le gambe e sbadigliò. Poi voltandosi verso la sua schiena, con voce assonnata: "'giorno. Vado prima io sennò...". Lui sentì un polpaccio freddo sfiorargli la gamba. Lei si sedette sul bordo del letto e cercò con i piedi le pantofole prima di andare in bagno. Nei giorni lavorativi la sera andavano a letto presto e la mattina non facevano colazione insieme. Era per non perdere tempo. Per non uscire tardi. Un giorno, avvicinandosi all'orecchio, lui le sussurrò "Oggi facciamo con calma?", lei sorrise e ad alta voce: "Oggi proprio no, dai". Si incontravano ogni giorno già vestiti sulla porta di casa mentre stavano per uscire. E si salutavano con un bacio veloce.

venerdì 16 maggio 2008

Le inchieste di Ambra

E' sempre un po' deprimente vedere come nel nostro Paese il genere "inchiesta" sia davvero un genere per pochi. Ci sono persone che hanno scritto articoli di approfondimento talmente utili alla conoscenza di tutti che sono state uccise. Altre, a causa della loro chiarezza e puntualità hanno perso il posto di lavoro. Ma come dicevo, il genere è per pochi ed oggi, in Italia, di vere inchieste non se ne leggono molte. Stavo pensando a questa cosa quando ho letto un articolo apparso sul Corriere della Sera il 28 aprile. Niente di tremendo. Niente mafia o corruzione. Solo un piccolo ma - in termini di metodo - illuminante articolo sui rave. Il fatto che l'argomento non sia di quelli pericolosi non giustifica, a mio parere, né l'imprecisione di chi scrive né la disattenzione di chi legge. Anzi. E' un'aggravante: proprio perché il giornalista in questi casi non sta rischiando nulla potrebbe anche impegnarsi un poco di più e magari scrivere la cronaca puntuale e non grottesca di una sua esperienza. Ambra Craighiero, autrice del suddetto articolo, parte cauta. Si avvicina con passo felpato all'argomento con un titolino delicato delicato: "Dentro un rave illegale, dall'sms alle anfetamine. Ecco cosa accade". Wow! Qui non si scherza. Questa è roba che scotta, ragazzi. L'Ambra, sprezzante del pericolo, si è "infiltrata" in un selvaggio bosco tra Alzate Brianza e Cantù a caccia di rave "a base di musica techno". Niente di meno! Ma non basta: "Per confonderci abbiamo indossato la felpa con il cappuccio in stile 'Paranoik Park' e ci siamo introdotti tra alcuni ragazzi diretti al party segreto". Questo è vero giornalismo d'assalto: l'Ambra è entrata in contatto con i temibili ragazzi del party segreto e - mi sciolgo dall'ammirazione - s'è comprata pure la felpina. E poi "Raggiungiamo a fatica il luogo nascosto (...) Centinaia di ragazzi con il cappuccio della felpa sopra la nuca ballano a due dita dalle casse e dai diffusori di techno." Daje co' ste felpe...però una cosa non l'ho capita: che differenza c'è tra casse e diffusori techno? E poi deduco che dalle casse non esce techno...quindi dai diffusori esce techno e dalle casse no...ma che cavolo di casino c'era quella notte tra Alzate Brianza e Cantù?. Bah. Ahò, questa sta a documentà, la fai finì o no?! "Lo faranno per ore senza staccarsi mai, sotto l'effetto dell'ectasy o della anfetamina che dura anche 12 ore. Qui, la droga di ogni genere si consuma ritualmente: in coppia, a gruppi, da soli. Sono quasi le 3 di notte e qualcuno cerca di scaldarsi con i due fuochi accesi per affrontare il freddo che è ancora proibitivo." Quindi ricapitoliamo: centinaia di ragazzi felpa-dotati pieni di ecstasy stanno in condizioni da Campagna di Russia mentre ascoltano musica vicino a diffusori che trasmettono techno e le casse emettono non si sa che. Ma ecco il finale lirico: "Alle 4 il cielo era stellato, molti di loro erano stesi per terra." Sai com'è Ambra...alle 4...un po' di sonno magari...no? Ora la mia domanda è: ma questo articolo perché è stato pubblicato? Perché se questa fosse cronaca dovrebbe quantomeno essere obiettiva e lasciare al lettore un margine di giudizio. Ma dicendomi che questi ragazzi partecipano a rave illegali sfondandosi le orecchie e riempiendosi tutti quanti allegramente di droga in mezzo al fango che idea mi posso fare? Se l'articolo non mi facesse così ridere potrebbe sembrarmi lievemente di parte. E magari mi potrebbe anche far sorgere il sospetto che sia un articolo che non deve informare ma generare un'idea preconfezionata in chi legge. Tanto è facile no? Gli ingredienti ci sono tutti: il bosco di notte, l'illegalità, l'alcol, la droga e la musica che pompa ad alto volume. E poi è così comodo scriverci sopra un pezzo: essendo nel bosco o in fabbriche dismesse non si rischiano fastidiose querele dai titolari di locali alla moda; non essendo autorizzati da carte bollate e permessi comunali i rave si possono definire tranquillamente "illegali" che fa sempre il suo effetto; non essendo frequentati da politici non c'è rischio e si può tranquillamente scrivere qualsiasi cosa che tanto nessuno protesterà in modo rumoroso. Ma si dài Ambra, spariamo sui ravers, la nuova frontiera dell'inchiesta italiana. Tanto non ci sentono più a forza di stare "a due dita dalle casse e dai diffusori di techno".

- Articolo completo
- Foto (pronti per roba veramente impressionante?)

giovedì 8 maggio 2008

Elogio del Borderline

Dedicato a tutti gli irregolari

Siamo alieni che non conoscono la lingua
Pecorelle smarrite e maliziose
Casi molto umani e fieramente irrecuperabili
Perché tornare indietro se qui si sta così bene?
Preferiamo il buffet agli invitati
E la persona al suo vestito
E' per questo che ti guardiamo negli occhi
E' per questo che ti ascoltiamo quando parli
Ed è per questo che hai paura, vero?
Schegge rinsavite che giocano con le pozzanghere
Esemplari senza codice né proprietario
Gli ombrelli non si usano
Perché la pioggia è un regalo
Sai che differenza c'è tra Oggi e Domani?
La stessa che c'è tra Imprevisto e Imprevedibile
Non firmiamo contratti finché morte non vi separi
Non puliamo la casa dimenticando di pulire il corpo
Non rinunciamo a noi per avere un salotto con vista autostrada
E il sesso ci piace perché siamo giocosi
E il cibo ci piace perché siamo golosi
Re senza corona
Ogni cosa ci appartiene
La paura non fa paura
E la paura di lasciarsi non è la ragione che ci tiene insieme
La distanza da chi amiamo rende solo la nostra casa più grande
Perchè la nostra casa non sono le pareti
E questa sera è speciale
Perché questa sera
Sta avvenendo ora
E noi siamo qui

37

Una piccola candela sul tavolo
e guardarsi intorno in una sera di maggio.

La vita è il più bel posto dove vivere.

domenica 27 aprile 2008

Il fiore di un attimo


L'acqua si tinse del colore dell'inchiostro
Ed il sentire si confuse con un po' di umidità
Le piccole mosche arrivarono di notte
Cercavano distrazione per iniettare nero umore
Raffinato è il macchinario, indifesa la delicatezza
Senza far rumore sfruttano la stanchezza
Volano indisturbate nella mente di velluto
E ciò che fai diventa ciò che non vorresti fare
Ciò che mangi ciò che non vorresti mangiare
Ciò che dici ciò che non vorresti dire
Spostai l'attenzione sulla mia mano che afferrava un libro
L'alibi è la scusa di una scusa
La stretta tra la bocca dello stomaco e il diaframma
E mi accorsi di me
Mi accorsi di te
Io non ho mai regalato fiori
La mano afferra il libro ma non lo comprerà
Questa sera ho petali arancioni per te
Lascio che accada
E servo cibo insipido alla rabbia
Il tuono non è il temporale
E la pioggia mi servirà per tenerti abbracciata più forte di così
Naturale come il respiro, le dita e il suono del cuore
C'è tutto il tuo sguardo nel tuo guardare
E mi addormento così
Mettendo il naso nel tuo orecchio

domenica 20 aprile 2008

Appunti psicoacustici #2

Cosa: Reckoner, Radiohead
Dove: Milano, Parco Nord
Quando: Martedì, ore 9.40, Aprile
Note: Piove sui vetri, le macchine sollevano acqua, sfumature di umidità, un ciclista pedala senza tenere le mani sul manubrio, il punto che collega la ruota al semiasse, non sembra luce solare, non sembra rumore

lunedì 14 aprile 2008

Buon Giorno

Le tende vestono di bianco il vento
come latte al sole del mattino.
Il sacro è in una tazza,
in un biscotto,
la goccia in un bicchiere.
Frutta gialla in succo,
petali di cereale,
fermenti in latino
e miscele colombiane.
Ciò che mangio
proviene dalla Storia.
La tavola è una meraviglia
e 'Buongiorno!'
dicono gli occhi
allo sbocciare del tuo sorriso.
Altrove non esiste,
e ciò che ho è qui.
Metto in frigo le cose colorate
e vedo le ossa piccole della mano
illuminate.

sabato 22 marzo 2008

Caro Presidente del mio Paese...

L'altro ieri ho sentito per radio la dichiarazione che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha rilasciato in Cile durante una conferenza stampa. Questa è la sua dichiarazione:

"Sentiamo che c'è una difficoltà di comprensione della politica: c'è il distacco, c'è anche un elemento di pregiudizio - sia chiaro - nei confronti della politica, abbondantemente inoculato anche da cose che si leggono qua e là e che rappresentano il Parlamento, diciamo, come una specie di corporazione di fannulloni avidi. Se questo è il Parlamento, forse ci sarà chi penserà - voglio sperare, non l'autore di quegli articoli - che il Parlamento tanto vale chiuderlo."

Cinque minuti fa ho spedito al Presidente della Repubblica la lettera che allego qui sotto:

Caro Presidente del mio Paese,
L’altra mattina ho sentito per radio la Sua dichiarazione dal Cile sulla disaffezione che gli italiani sembrano maturare nei confronti della politica e delle sue istituzioni. In quella dichiarazione Lei sosteneva che ci sono persone che disegnano i parlamentari come una “corporazione di fannulloni avidi” e qualcuno potrebbe anche pensare, per questo, che il Parlamento tanto varrebbe chiuderlo. Ora, evito il solito tono da imbalsamato rispetto con cui la gente si rivolge a Lei che tutto sembra tranne il comunicare con una persona in carne ossa e cuore e arrivo subito al dunque. Io trovo che Lei sia riuscito con questa dichiarazione a toccare la superficie di un problema molto grave perdendo l’occasione di dire qualcosa di storico. La Sua frase è un involucro attraente che non contiene nulla. E’ ovvio che pensare di chiudere il Parlamento sia qualunquismo, ma non è altrettanto evidente che il riportare un pour parler da bar (“corporazione di fannulloni avidi”) come fondamento di una reazione qualunquista (chiusura del Parlamento) sia anch’esso qualunquismo? E’ possibile che Lei, come mio Presidente, non entri nel merito delle cose? E’ possibile che si lasci ingabbiare da questo ruolo istituzionale del “meno dico e meglio è” e non esprima un solo giudizio sull’evidente ingiustizia che ogni giorno ci viene propinata come politica? E’ giusto secondo Lei che i Parlamentari italiani siano tra i politici più pagati d’Europa? E’ giusto secondo Lei che i Parlamentari italiani maturino in pochissimo tempo pensioni imbarazzanti? E’ giusto secondo Lei che i Parlamentari italiani e relativi parenti godano di privilegi che il cittadino nemmeno si sogna? Lei pensa che questo sia qualunquismo o un problema reale? E se pensa che sia un problema perché non ne parla con la giusta dose di incazzatura che mi aspetterei dal massimo rappresentante del mio Paese? Io trovo che sia semplicemente una vergogna. E Lei anziché entrare nel merito della questione cosa fa? Parla di “comprendere le ragioni di disaffezione e di disincanto per gettare un ponte di dialogo soprattutto con le nuove generazioni". Ma di cosa sta parlando? Prima di pensare alle nuove generazioni pensi alle persone che tra pochi giorni saranno chiamate ad onorare il rito della democrazia con il proprio voto e provano una senso di disgusto verso chi da decenni siede in Parlamento ed oggi, sui cartelloni pubblicitari, propone progetti che in tutti questi decenni non è stato in grado di realizzare. Obiettivamente, è serio tutto questo? E’ serio farsi rappresentare da una classe politica che ha permesso si verificasse una situazione come quella della spazzatura a Napoli, la sua città? E’ serio farsi rappresentare da chi, nel tempio della laicità di uno stato laico, il Parlamento, dice che si fa ispirare nelle sue scelte di voto da una religione? E’ serio farsi rappresentare da chi ad ogni referendum propone il mare come alternativa possibile? E’ tutto sotto gli occhi di tutti, Presidente. Anche i Suoi. Queste sono le curiose ragioni di disaffezione, non il risultato di qualche articolo sopra le righe. Sa cosa penso io? Penso che la rappresentatività sia un concetto molto semplice: per diventare rappresentativo della società italiana il Parlamento dovrebbe quantomeno essere un campionamento fedele della società stessa. Le pare che il nostro Parlamento lo sia? Non le sembra anormalo che nel mio e nel Suo Paese le donne non rappresentino il 50% dei parlamentari ma una timida proporzione da riserva indiana? E se è vero che la percentuale dei lavoratori precari o a tempo determinato è ormai enorme, dove sono in Parlamento? E se gli stipendi dei parlamentari fossero calibrati sulla mediana (badi bene, la mediana non la media) degli stipendi italiani, non sarebbe più onesto?
Il vero beneficio al mio e al Suo Paese può venire solo da scelte che colpiscono al cuore questo sistema che prende in giro le stesse persone che lo finanziano: noi. In molti stati europei tutto questo è norma e non follia qualunquista. Si esprima pubblicamente su questo, Presidente. Parli di ciò che è reale, di ciò che lei sa bene, di ciò che questo Paese sente. Un’ultima cosa: quando era Presidente della Repubblica Sandro Pertini io ero piccolo però mi piaceva quando parlava in televisione e capivo quello che diceva perché le stesse cose le dicevano a casa i miei genitori. Si arrabbiava se c’era da arrabbiarsi e dava la sensazione di sentire quello che succedeva in Italia. Faccia anche lei così, Presidente. Si arrabbi, perché se non lo fa Lei oggi, domani lo farà qualcun’altro e sarà tornare al buio della violenza che non sente ragioni. Un saluto da chi la considera, prima di tutto, una persona che vive e sente questo Paese.
PS: se Lei o chi per Lei leggesse questa mail e volesse rispondere con modelli precompilati o con frasi rassicuranti e paterne, per favore, lasci perdere. Non mi risponda perché non ho bisogno di questo.

mercoledì 19 marzo 2008

David Bowie's chunk #1

And when I get excited
My little china girl says
Oh baby just you shut your mouth
She says... sh-sh-shhh
(David Bowie, China Girl, EMI 1983)

domenica 16 marzo 2008

La regola

Sembra che nasca da un gomitolo di nuvole,
per svanire nelle note di un attacco di basso.
Gli alberi lungo il crinale,
la strada che ho davanti.
Auto che seguono le auto.
Sta per arrivare
con tutti i suoi colori.
La pelle è il sesto senso.
Il pensiero può toccare solo
ciò che è già passato.
L'esplodere violento del giallo di forsythia.
L'offrirsi voluttuoso di magnolie appena schiuse.
E nell'aria l'erotismo del risveglio,
la pancia degli uccelli,
l'azzurro prepotente
che quasi mi fa male.
Ed è sentire mentre sento.
Perché sentire è lasciar che accada.
Il bello è la regola.
Fai attenzione.