Le mucche mi sono antipatiche, non so che farci. La loro immagine di mansueti e placidi mammiferi brucanti è la rappresentazione esatta di animali prossimi all'inettitudine totale. Le hanno dipinte in tutte le maniere, coi fiori in testa, con la tinozza di legno sotto le mammelle, con le ciglia lunghe e gli occhi dolci, sorridenti su scatole di formaggini, pezzate di viola in qualche cantone svizzero. E loro che fanno? Niente. Mai uno scatto di orgoglio o un segnale di stizza. Mai una sana e bovina ribellione. Questi esoftalmici parallelepipedi di carne, cattedrali semoventi su tappeto erboso hanno anche le zampe corte. Ogni tanto provano a correre e poi si fermano subito perchè - giustamente - se ne vergognano. Che poi ho visto mucche del Senegal e mica hanno le zampe così corte, sono molto più dignitose. Certo, quelle del Senegal se ne stavano sulla spiaggia e ti domandi: ma c'è un posto più inutile di una spiaggia per una mucca? Non c'è erba da brucare e non fanno neanche il bagno. E che ci stanno a fare sulla spiaggia 'ste intronate?! Bah, non le capirò mai. Poi, se fai un rumore ti guardano, se ti avvicini ti guardano, se le guardi ti guardano: ma che ti guardi? A parte che secondo me la mucca ci fa ma non ci è perché quando la osservi sta sempre lì a studiare il metro quadro d'erba che ha sotto quella bifora di naso che si ritrova, ma se appena appena ti distrai... tràc, non è più dov'era prima! Perchè ti muovi solo quando mi giro, infida giovenca? E' evidente che questi bestioni dallo stomaco barocco, rompicapo da esame di anatomia comparata, sanno quello che fanno e fanno quello che vogliono. Stereotipo di vaccina stoltezza, sacre in alcuni paesi e celebrate da Antonella Clerici, le mucche nascondono qualcosa. Ma probabilmente non se lo ricordano.
giovedì 31 maggio 2007
Anti-mucca
Le mucche mi sono antipatiche, non so che farci. La loro immagine di mansueti e placidi mammiferi brucanti è la rappresentazione esatta di animali prossimi all'inettitudine totale. Le hanno dipinte in tutte le maniere, coi fiori in testa, con la tinozza di legno sotto le mammelle, con le ciglia lunghe e gli occhi dolci, sorridenti su scatole di formaggini, pezzate di viola in qualche cantone svizzero. E loro che fanno? Niente. Mai uno scatto di orgoglio o un segnale di stizza. Mai una sana e bovina ribellione. Questi esoftalmici parallelepipedi di carne, cattedrali semoventi su tappeto erboso hanno anche le zampe corte. Ogni tanto provano a correre e poi si fermano subito perchè - giustamente - se ne vergognano. Che poi ho visto mucche del Senegal e mica hanno le zampe così corte, sono molto più dignitose. Certo, quelle del Senegal se ne stavano sulla spiaggia e ti domandi: ma c'è un posto più inutile di una spiaggia per una mucca? Non c'è erba da brucare e non fanno neanche il bagno. E che ci stanno a fare sulla spiaggia 'ste intronate?! Bah, non le capirò mai. Poi, se fai un rumore ti guardano, se ti avvicini ti guardano, se le guardi ti guardano: ma che ti guardi? A parte che secondo me la mucca ci fa ma non ci è perché quando la osservi sta sempre lì a studiare il metro quadro d'erba che ha sotto quella bifora di naso che si ritrova, ma se appena appena ti distrai... tràc, non è più dov'era prima! Perchè ti muovi solo quando mi giro, infida giovenca? E' evidente che questi bestioni dallo stomaco barocco, rompicapo da esame di anatomia comparata, sanno quello che fanno e fanno quello che vogliono. Stereotipo di vaccina stoltezza, sacre in alcuni paesi e celebrate da Antonella Clerici, le mucche nascondono qualcosa. Ma probabilmente non se lo ricordano.
martedì 8 maggio 2007
36
Ho sempre pensato - o almeno così mi hanno fatto credere - che l'età fosse in qualche modo legata a dei cambiamenti interiori profondi. Se però ripenso a quando avevo 16 anni non è che noti cambiamenti così sconvolgenti. Alla fine sono sempre io: amo fare le stesse cose e mi danno fastidio le stesse cose. Continuo ad ascoltare tanta musica e leggere libri. Continuo ad amare la cucina, i vini e il cioccolato. Continuo ad odiare mucche e cachi. Certo, ho solo un po' più di esperienza ma il nucleo di Ottavio è sempre quello.
Alcune cose però le ho imparate:
1. Non devi avere paura del tuo cuore. Mai.
2. Essere sinceri è dura ma ti fa sentire meglio.
3. Se parli quando hai un problema hai buone possibilità di risolverlo.
4. Gli amici sono l'unica via di fuga quando la situazione è disperata.
5. Prima di fare ciò che ti piace devi capire cosa ti piace.
6. Fare shopping è divertente.
Ecco, questo ho imparato in 36 anni. Di questo passo, a 72 avrò capito che bere tanta acqua fa bene all'organismo. Meglio tardi che mai. Buon compleanno ad otty, ad Ottavio e a me. Tutto sommato andiamo abbastanza d'accordo.
Alcune cose però le ho imparate:
1. Non devi avere paura del tuo cuore. Mai.
2. Essere sinceri è dura ma ti fa sentire meglio.
3. Se parli quando hai un problema hai buone possibilità di risolverlo.
4. Gli amici sono l'unica via di fuga quando la situazione è disperata.
5. Prima di fare ciò che ti piace devi capire cosa ti piace.
6. Fare shopping è divertente.
Ecco, questo ho imparato in 36 anni. Di questo passo, a 72 avrò capito che bere tanta acqua fa bene all'organismo. Meglio tardi che mai. Buon compleanno ad otty, ad Ottavio e a me. Tutto sommato andiamo abbastanza d'accordo.
mercoledì 2 maggio 2007
La stanchezza
Sono stanchissimo. Fisicamente a pezzi. Ogni cosa richiede impegno: dal lavoro ai rapporti con le persone. Provi ad essere quello che non sei con alcuni e ci riesci. Cerchi di essere quello che sei con altri e non ci riesci. Gli effetti sono sempre imprevedibili. Però, la stanchezza serve sempre a qualcosa. Se ti stanchi vuol dire che da qualche parte stai andando e se ti muovi, prima o poi, la strada giusta la trovi. Ok, a nanna. Buonanotte.
martedì 1 maggio 2007
Dedicato
Oggi è il primo maggio e io sono a casa. Non mi sto propriamente riposando ma non sto nemmeno lavorando.
Tutto sembra più lento. Io più del solito.
Però in un giorno di riposo come questo c'è anche chi sta lavorando.
C'è chi lo fa perchè lo deve fare per contratto.
C'è chi lo fa perché non ha un contratto.
Ma c'è anche chi lo fa per "scelta consapevole".
E' poco, lo so, ma a queste persone è dedicato il post di oggi.
E, se ci riuscite, non stancatevi troppo.
Tutto sembra più lento. Io più del solito.
Però in un giorno di riposo come questo c'è anche chi sta lavorando.
C'è chi lo fa perchè lo deve fare per contratto.
C'è chi lo fa perché non ha un contratto.
Ma c'è anche chi lo fa per "scelta consapevole".
E' poco, lo so, ma a queste persone è dedicato il post di oggi.
E, se ci riuscite, non stancatevi troppo.
domenica 29 aprile 2007
Linus
Molto prima che fosse coniato il termine VeeJay. Molto prima che piazza Duomo a Milano diventasse uno studio televisivo. Molto prima di vari "A Night With" e "Music Awards"... Insomma, molto prima c'era lui: Linus. Io tornavo da scuola, mangiavo e mi fiondavo in poltrona a vedere DJ Television. A parte un tanto delicato quanto candido interesse per la nippo-americana Kay Rush (ehm...), la mia attenzione cadeva poi su Linus: toni pacati, maglietta nera, occhi azzurri e naso enorme. Mi piaceva come presentava i video. Pet Shop Boys, Sandy Marton, Spandau: aveva sempre l'aria di una persona misurata. Mai urlante, mai retorico, mai divo. Adesso lo vedo ancora in televisione perché riprendono "Dj Chiama Italia" radiofonico della mattina e lo trasmettono in tv la sera. Hilary Duff, Justin Timberlake, Avril Lavigne: lui ha ancora l'aria di una persona misurata. Non è diventato urlante, non è diventato retorico, non è diventato divo. E un po' mi fa piacere. Tutto qui.
PS:...certo che adesso al posto di Kay Rush c'ha vicino Nicola Savino!
PS:...certo che adesso al posto di Kay Rush c'ha vicino Nicola Savino!
sabato 28 aprile 2007
Il Signore degli Anelli
Per definizione un pregiudizio è un giudizio a priori, cioè non basato sull'esperienza ma sull'idea che si ha di qualcosa. Io ho sempre avuto un pregiudizio nei confronti delle mucche e dei libri di Tolkien. In realtà, un minimo di esperienza l'ho avuta (dei libri di Tolkien, non delle mucche): iniziai a leggere qualche anno fa "Lo Hobbit" ma a pagina 100 pensai che 13 nani, gente coi piedi pelosi e potenti maghi barbuti non fossero il mio genere. E da qui nacque il pregiudizio. Quando uscì al cinema la trilogia de "Il Signore degli Anelli" il mio raffinato pensiero fu "che palle". Grazie però alla critica cinematografica molto particolare di una mia amica mi è venuta la voglia di vedere il film. Dico subito che mi manca la terza parte quindi ho visto solo "La Compagnia dell'Anello" e "Le due Torri". Giudizio critico: una figata. Gagliardo ed attento come un segugio mi sono messo alla caccia di significati reconditi, fiutando implicazioni socio-politico-religiose, allegorie pre-no-global e post-industriali. Eh eh, riuscirò anch'io a dire qualcosa di clamorosamente intelligente sull'argomento garantendomi gloria e lodi per il resto dei miei anni, pensavo. Risultato: niente. Oh, non c'ho trovato niente! Finché, una notte mi è venuta in mente una possibile interpretazione: tutti i personaggi è come se avessero dentro di sè delle componenti malvagie e delle componenti buone. Un evento esterno le fa emergere. Se l'evento è negativo (l'anello, la sete di potere) emergono le componenti negative. Se l'evento è positivo (l'amicizia, il coraggio, la lealtà) emergono quelle positive. Ciò che distingue le persone però, e qui arriviamo al punto, non è tanto a quale evento vanno incontro (il destino) ma in che proporzione hanno dentro di sè componenti buone e cattive perché solo questo deciderà l'intensità di attrazione verso l'evento esterno. Tutto qua? Si, embè?! Oh, più di tanto non mi viene. Comunque il film è bello. I pregiudizi meno.
venerdì 27 aprile 2007
Slava
La sera del 11 novembre 1989 mi fermai davanti al televisore mentre al Tg1 stavano trasmettendo un servizio sulla caduta del muro di Berlino. Si vedeva un signore calvo e vestito di scuro che, seduto su una sedia, suonava un violoncello. La cosa che mi colpì di più al momento furono due piedi gialli di Topolino che facevano capolino dietro la sua spalla sinistra disegnati sul muro. Quel signore era Mstislav Rostropovich che pensò di festeggiare la caduta del muro nell'unico modo che conosceva: suonando Bach con il suo violoncello. La scena era surreale: un pezzo di muro di Berlino coperto di graffiti, un maestro del violoncello, persone tutte intorno che ascoltavano in silenzio. La vergogna, l'arte, l'uomo. Questa scena mi fece pensare ad una cosa di cui sono ancora convinto: le cose sottili e belle della natura umana si lasciano mangiare, calpestare e fare a pezzi dalla brutalità e dalla violenza ma non muoiono mai e alla fine ci sarà sempre qualcuno a ricordarci che siamo, in fondo, esseri delicati. Io non ho mai conosciuto il signor Rostropovich e non ho mai assistito ad un suo concerto ma quella sera, suonando da solo davanti ad un muro, mi insegnò qualcosa. Oggi, il signor Rostropovich se ne è andato.
mercoledì 25 aprile 2007
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